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La guerra delle valute approda al tavolo del G20: tutti contro Pechino

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Tutti a raccolta al capezzale delle monete impazzite. E’ stata convocata per oggi a Gyeongju, in Corea del Sud, una riunione straordinaria del G7, che anticipa l’apertura del G20, che entra nel vivo ufficialmente domani. Sarà la guerra delle valute l’argomento principale che i Grandi del mondo dovranno affrontare in un fine settimana che si annuncia di fuoco. L’incontro odierno ha un sapore “strategico”: è stato messo in calendario per arrivare a una posizione comune e coordinata prima del confronto con le nazioni del quartetto Bric, ossia Brasile, Russia, India e Cina, dove di fatto i primi due paesi hanno apprezzato le loro valute, mentre Pechino è rimasta sulle sue posizioni, bloccando di fatto ogni oscillazione dello yuan, scatenando le reazioni del Grandi del mondo.


La Cina ha alzato, a sorpresa, martedì i tassi di interesse. Ma è ben poca cosa: la scelta cinese di mantenere ancorata la moneta a livelli ritenuti troppo bassi è sotto il fuoco delle polemiche: è stata criticata anche dal Fondo monetario internazionale, che in un recente rapporto, ha denunciato come lo yuan resti al di sotto del livello coerente con i fondamentali di medio termine. Una situazione che potrebbe far sfumare la debole ripresa dell’economia su entrambe le sponde dell’Atlantico. Il Fondo ha messo in guardia l’Asia dai rischi provenienti dalle economie avanzate, che necessitano di un apprezzamento dei tassi di cambio.

In quella che un tempo era la capitale del regno coreano Silla durato per quasi mille anni, i ministri delle finanze e governatori delle banche centrali cercheranno in questo clima ad avviare un primo percorso comune sui cambi in vista del G20 di Seul di metà novembre. Le belle intenzioni ci sono tutte sulle carta, ma sulla buona riuscita non ci sono certezze. Sia i paesi avanzati, riuniti nel G7, con in testa gli Stati Uniti, sia quelli emergenti – il riferimento corre alla Cina – si siederanno al tavolo per trovare una soluzione condivisa e disinnescare la mina delle polemiche che ha dato vita nelle ultime settimane a un vero e proprio braccio di ferro sulla querelle mini yuan sull’asse Washigton-Pechino.


Da oggi si ricomincia a tessere la ragnatela della diplomazia, ma malgrado i buoni intenti espressi dal ministro francese delle Finanze, Christine Lagarde, e dal presidente del Brasile, Luis Ignacio Lula da Silva, non è certo che si arrivi a una posizione netta. Gli Stati Uniti, per bocca del segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner, in un’intervista al Wall Street Journal, auspicano che i ministri finanziari del G20 lavorino alla definizione delle “norme” sulla politica valutaria.


Geithner ha spiegato che euro, dollaro e yen sono “più o meno allineati” e gli Usa non hanno ragioni perché il biglietto verde si deprezzi sulle altre due valute. Dichiarazioni che non sono state gradite ai governanti del Vecchio Continente, che per primi pagano il prezzo di un biglietto verde debole. Tutti contro tutti? E’ presto per poterlo dire con certezza, ma se verrà sarà trovata la chiave di volta per sciogliere le svalutazioni competitive, sarà il primo passo verso quel coordinamento delle monete auspicato dallo sherpa del G20 e dalla potenza americana.