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Guerra commerciale, Trump minaccia altri dazi contro Cina da $200 mld. Il “worst-case scenario” di Barclays

E l’ex ex ambasciatore Usa in Cina durante l’amministrazione di Barack Obama commenta: “Quanto sta avvenendo “mi riporta un po’ alla fine i vecchi film western..”

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Escalation guerra commerciale: mercati freddati dal nuovo annuncio di Donald Trump, arrivato a pochi giorni dall’imposizione di dazi doganali da $50 miliardi contro la Cina.  Trump minaccia nuove tariffe per un valore di $200 miliardi, avvertendo che, “se la Cina rifiuterà di cambiare le sue pratiche (commerciali), e insisterà ad andare avanti con i nuovi dazi che ha annunciato di recente”, dovrà fare i conti con nuove misure punitive.

L’annuncio è arrivato con un comunicato stampa diramato dalla Casa Bianca, nella tarda serata di ieri, e Pechino ha già risposto, assicurando che ci saranno ritorsioni se gli Usa concretizzeranno anche questa nuova minaccia.

L’escalation delle tensioni tra i due paesi è partita venerdì scorso, quando gli Stati Uniti hanno annunciato dazi doganali del 25% su prodotti cinesi per un valore fino a $50 miliardi. A quel punto, l’amministrazione del presidente cinese Xi Jinping ha risposto con misure punitive contro beni americani per $34 miliardi.

“Una cosa è minacciare ritorsioni da $50 miliardi, un’altra è se il presidente (Usa) avverte su altri dazi da $200 miliardi. La situazione si fa preoccupante“, ha detto, in un’intervista rilasciata alla Cnbc, Max Baucus, ex ambasciatore Usa in Cina durante l’amministrazione di Barack Obama.

Quanto sta avvenendo “mi riporta un po’ alla mente i vecchi film western…quando c’è una sparatoria alla fine qualcuno si farà male. Trump dovrà trovare il modo per abbassare i toni, permettendo alla Cina di salvare la faccia”.

Nel comunicato diramato ieri, Trump ha precisato di aver “ordinato allo Unites States Trade Representative di identificare prodotti cinesi del valore di $200 miliardi, al fine di imporre dazi aggiuntivi del 10%”.

Intanto, aumenta il numero degli analisti che presentano scenari più o meno drammatici scatenati dalla guerra commerciale Usa-Cina in corso.

Tra i “worst case scenario”, ovvero gli scenari peggiori, c’è quello stilato dagli strategist di Barclays: nello studiare l’eventuale impatto sui settori Usa, la banca calcola che l’imposizione di tariffe del 10%  su tutte le importazioni ed esportazioni Usa si tradurrebbe in un taglio dell’eps delle società quotate sullo S&P 500, nel 2018, di ben l’11%, compensando del tutto l’effetto positivo che è stato assicurato all’economia americana dal lancio dei poderosi stimoli fiscali firmati da Trump.

Barclays precisa che l’impatto sarà diverso in modo notevole a seconda dei settori colpiti: quelli industriali saranno particolarmente vulnerabili. Gli alti proventi guadagnati con le loro attività all’estero non potranno tutelare le società hi-tech interessate, visto che tale fatturato sarà imputato ai bilanci delle succursali estere.

Il grafico successivo mette in evidenza l’esposizione aggregata tra i partner commerciali e mostra che le aziende Usa sarebbero danneggiate più dai dazi sulle importazioni che non dai dazi sulle esportazioni, e che in realtà una guerra commerciale combattuta solo con la Cina ridurrebbe gli utili dello S&P soltanto dell’1,2%.

Includendo però le nazioni del NAFTA, l’Europa e il blocco ROW (che comprende l’Asia Pacifico, l’America latina, l’Europa dell’est, l’Africa e i paesi del Golfo), l’impatto sull’eps sarebbe poco inferiore all’11%.