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Guerra commerciale e Draghi, euro-dollaro balza oltre $1,18, massimo da maggio. Fed per ora snobbata

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Il rapporto euro-dollaro si conferma oggi ostaggio dei timori sull’escalation della guerra commerciale e delle dichiarazioni che vengono proferite da Mario Draghi, numero uno della Bce, in un discorso al Parlamento europeo.

L’euro è arrivato a superare anche la soglia di $1,18 dopo le parole del banchiere centrale, che ha detto di ritenere che la crescita dei salari continuerà, così come andrà avanti l’espansione dell’economia. Il tono del presidente della banca centrale viene interpretato come “falco”, portando i trader a scommettere su una fine più vicina delle misure espansive di politica monetaria.

Il dollaro, già messo sotto pressione dalle tensioni commerciali, perde ulteriormente terreno. Sempre oggi sono entrati in vigore i dazi doganali del valore di $200 miliardi che l’amministrazione Trump aveva annunciato la scorsa settimana contro alcuni prodotti cinesi.

Nelle ultime orte, non sono mancate nuove stoccate tra i partner commerciali.

Pechino ha risposto con dazi su 5.207 beni americani importati, per un valore complessivo di $60 miliardi. Prodotti come gas naturale liquefatto e caffè saranno colpiti di conseguenza da dazi del 10%, mentre altri beni come verdura congelata, polvere di cacao e prodotti chimici faranno i conti con tariffe punitive del 5%.

I dazi Usa contro i beni cinesi importati sono pari al momento al 10%, ma saliranno al 25% entro la fine dell’anno. Quanto è peggio è la minaccia già lanciata la scorsa settimana da Trump, su un nuovo round di tariffe punitive contro la Cina del valore di $267 miliardi. A questa si aggiungono i rischi di ulteriori rappresaglie, mentre Pechino esasperata cancella i negoziati avviati e concepiti proprio per dirimere le controversie sul commercio. Ci si mettono inoltre in mezzo anche tensioni di natura prettamente geopolitica.

A guadagnarci è l’euro-dollaro, con il biglietto verde che estende le perdite che vanno avanti da due settimane. Il Dollar Index si attesta a 94,09 dopo aver tentato di risalire la china all’inizio della giornata di contrattazioni.

Le parole di Mario Draghi portano la moneta unica a salire fino al record dalla metà di maggio, a $1,1807, rispetto agli $1,1749 della chiusura di venerdì scorso, a New York.

Per ora le tensioni commerciali e le dichiarazioni di Draghi, che ha parlato di “vigorosa ripresa dell’inflazione” hanno dunque la meglio sulla riunione del Fomc, che avrà inizio domani per concludersi dopodomani, mercoledì 26 settembre, con quella che sarà quasi sicuramente una nuova stretta monetaria di 25 punti base. I futures sui fed funds scommettono su un nuovo rialzo dei tassi con una probabilità del 92%.