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Gruppo Coppola chiede dissequestro azioni Antonveneta

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Come si apprende da una nota stampa diramata dal Gruppo Coppola, il 25 febbraio scorso i maggiori quotidiani italiani hanno pubblicato il documento di offerta pubblica di acquisto proposta da Abn Amro sulle azioni Antonveneta, su cui si legge: “in data 10 maggio 2005, Consob accertò l’esistenza, a far data quantomeno dal 18 aprile 2005, di un patto parasociale non dichiarato tra Banca Popolare Italiana, Emilio Gnutti, “G. P. Finanziaria” s.p.a., “Fingruppo holding” s.p.a., Tiberio Lonati, Fausto Lonati, Ettore Lonati e Danilo Coppola, quest’ultimo tramite “Finpaco Project” s.p.a. e “Tikal Plaza” s.a., avente per oggetto l’acquisto concertato di azioni ordinarie Banca Antonveneta e l’esercizio anche congiunto di un influenza dominante su Banca Antonveneta”. Ebbene, secondo il gruppo guidato dall’immobiliarista romano tale asserzione sarebbe “distorsiva e non rispondente alle realtà documentali in quanto: l’accertamento che riguarda le due società del Gruppo Coppola non è definitivo in quanto impugnato dinanzi al T.a.r. del Lazio; la contestazione è sorretta da probabilismi che permeano d’incertezza il rilievo operato da Consob”. Ciò precisato, il Gruppo Coppola fa sapere che Tikal e Finpaco Project, proprietarie di 4.028.432 azioni Antonveneta, per mezzo dei propri difensori, hanno depositato alla Procura della Repubblica di Milano istanza di dissequestro dei titoli della banca padovana. Nella istanza è stato chiaramente indicato che il gruppo che fa capo all’immobiliarista romano intende aderire all’Opa, tant’è che, a tal fine, conferirà procura speciale al custode, Emanuele Rimini, perché, in caso di dissequestro, venda ad Abn Amro le 4.028.432 azioni Antonveneta. Il Gruppo Coppola tiene a precisare che la Guardia di finanza ha accertato che le vendite di azioni Antonveneta furono eseguite ai blocchi e, quindi, secondo quanto stabilito da Regolamento Consob, adottato con delibera 23.12.1998, n. 11768, e successive modifiche, non hanno interessato il mercato. Dunque né la prima vendita, eseguita peraltro a valori inferiori al prezzo fissato dall’Opa, di euro 26,50 ad azione, né quello che si intende eseguire in adesione alla stessa Opa, hanno provocato distorsioni al corretto andamento borsistico delle azioni dell’istituto padovano.