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Greenspan spaventa i mercati cinesi, Shanghai chiude in calo del 9%

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C’è aria di tempesta sui mercati azionari cinesi. I maggiori indici dell’area hanno infatti chiuso la seduta odierna con flessioni prossime ai 9 punti percentuali, segnando il maggior ribasso di giornata degli ultimi 10 anni. Sono scattate prese di beneficio dopo i forti rialzi delle ultime sedute, ma si è visto anche l’effetto delle prospettive di recessione paventate ieri dall’ex presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, sul maggiore mercato di sbocco delle merci cinesi, quello americano.


Lo Shanghai Composite Index ha archiviato la sessione con un ribasso dell’8,8% a 2771 punti, il maggiore calo giornaliero dal febbraio 1997. L’indice Shenzen Composite ha invece chiuso in calo dell’8,5% a 709,81 punti. Particolarmente male hanno fatto i titoli dei produttori di energia, di acciaio e i finanziari. Più contenute le ricadute sulle altre borse dell’area. Lo Straits Times di Singapore ha perso l’1,9%, il Taiwan’s Weighted Price Index ha ceduto lo 0,2%, mentre ribassi inferiori al punto percentuale hanno interessato le borse coreane e giapponesi.

Il violento storno appare come una correzione dopo che nelle ultime sei sessioni l’indice aveva messo a segno un progresso vicino al 13%, e di una borsa che ha visto il proprio valore sostanzialmente raddoppiato nel corso dell’ultimo anno. Ma la sterzata verso il basso dei listini cinesi ha avuto come artefice anche l’autorevole Alan Greenspan, ancora molto ascoltato nonostante non ricopra più cariche istituzionali. L’ex guida della banca centrale americana, parlando in teleconferenza via satellite a una conferenza svoltasi a Hong Kong, ha detto di prevedere una recessione negli Stati Uniti entro la fine dell’anno. Si starebbe infatti chiudendo, secondo Greenspan il ciclo economico espansivo iniziato nel 2001. Greenspan ha citato come prova della sua tesi la stabilizzazione dei margini di profitto, che corrisponderebbe all’ultima fase del ciclo. Sui mercati cinesi permangono inoltre pessimistiche attese per la riunione annuale del National People Congress che si terrà il prossimo 5 marzo, dal quale ci si attende ulteriori restrizioni al credito.
(in aggiornamento)