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Greenspan, da sfinge a Cassandra

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La Borsa cinese va verso una “drastica correzione”. Lo ha detto l’ex presidente delle Federal Reserve, “la sfinge” Alan Greenspan, tornando ad agitare spettri davanti ai mercati finanziari. Una tendenza che sta accompagnando l’ex guida della banca centrale americana dal giorno del termine del suo mandato istituzionale, da quando cioè è divenuto un ospite fisso, e superpagato, dei simposi economici più importanti.


 

Lo scorso 11 maggio Greenspan, divenuto nel frattempo consulente del colosso del trading obbligazionario Pimco, aveva allertato i mercati indicando una possibilità su tre di una recessione globale. Si era trattato però solo di una conferma. Già a marzo Greenspan aveva avvertito di prevedere con una probabilità del 33% una recessione mondiale entro la fine del 2007.


 


Parlando, collegato in teleconferenza a un incontro svoltosi a Madrid, Greenspan questa volta ha definito la corsa dei mercati azionari cinesi “non sostenibile” e destinata a non poter proseguire indefinitamente. Si tratta di un avvertimento motivato dalle straordinarie performance dei listini dell’ex Celeste Impero. Nei primi cinque mesi del 2007 l’indice della Borsa di Shanghai ha registrato una crescita del 56%, dopo essere più che raddoppiato nei 12 mesi precedenti.


 


Il richiamo di Greenspan va ad aggiungersi alle voci di altri influenti personaggi che commentando l’attuale fase del mercato cinese hanno invitato alla cautela. Dapprima era stato il governatore della banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan, seguito poi da Li Ka-shing, il patron di Hutchinson Whampoa e uomo più ricco d’Asia, che aveva parlato espressamente di bolla. Solo pochi giorni fa anche lo strategist Ed Yardeny, riferendo i risultati di colloqui avuti con i vertici di numerosi investitori istituzionali aveva inoltre identificato nel mercato cinese il rischio numero uno per la stabilità dei mercati azionari mondiali.


 


L’effetto delle parole di Greenspan si è fatto sentire immediatamente sui mercati. L’indice Shanghai Composite, prima delle dichiarazioni in territorio positivo, ha chiuso la seduta in calo dello 0,5%, contribuendo alla debolezza di tutte le Borse dell’area del Pacifico, dove le perdite in alcuni casi si sono avvicinate anche al punto percentuale.