Grecia: swap valido solo con 90% delle adesioni. Tensione su banche in attesa del responso

Inviato da Valeria Panigada il Ven, 09/09/2011 - 16:23

Sale in queste ore la pressione per la crisi greca, in attesa di conoscere il responso del settore privato all'operazione di swap (scambio). Secondo quanto deciso a Bruxelles lo scorso 21 luglio, le banche europee potranno scambiare i titoli di debito ellenici con altri nuovi trentennali. Una operazione, che se esercitata dal 90% degli interessati, permetterà ad Atene di ricevere il secondo pacchetto di aiuti da quasi 160 miliardi di euro. 

Il programma di swap
Il secondo piano europeo di salvataggio di Atene prevede un programma di swap dei titoli di debito ellenici. Le banche e le assicurazioni consegnano titoli in scadenza fino al 2020 per ricevere titoli nuovi a scadenza più lunga. Secondo l'Institute of International finance, l'associazione delle grandi banche, i nuovi bond comporteranno un haircut, ossia una perdita per i creditori del 21 per cento. Entro il 20 ottobre si potrà effettuare lo scambio a condizione però che si raggiunga il 90% degli interessati (circa 135 miliardi di euro al 2020). A breve si dovrebbero avere i responsi da parte delle banche.

Riflessi in Borsa, SocGen depressa a Parigi
In attesa di conoscere il responso, la tensione sale sui titoli bancari, soprattutto francesi e tedeschi, che sono i più esposti alla Grecia. A Parigi si distingue Société Générale, che segna un calo di oltre il 9% a 17,750 euro, sotto i minimi toccati a marzo 2009 che erano stati raggiunti in scia al fallimento di Lehman Brothers. La segue Crédit Agricole, con un tonfo del 7%. Forti vendite a Francoforte su Commerzbank, in calo del 7%, e su Deutsche Bank, che perde il 5%. 

Possibili conseguenze sul capitale
Alla vigilia di questo responso Goldman Sachs prevede una possibile necessità di ricapitalizzazione delle banche.  "Gli istituti europei hanno sufficiente capitale, ma vediamo un rischio legato ai titoli di stato, o meglio alle possibili svalutazioni che potrebbero essere imposte a chi detiene queste obbligazioni governative", sostengono a Goldman Sachs. Secondo il broker statunitense, se ciò accadesse, le conseguenze coinvolgerebbero 38 banche europee con la necessità di nuove risorse per 30-92 miliardi di euro. "Solo un terzo degli istituti rimarrebbe profittevole", concludono a Goldman.

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