Grecia, l’opposizione non accetta il piano di Papandreou

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Stop al piano di privatizzazione da 50 miliardi di euro e alle nuove misure di austerità in Grecia, elaborate lunedì scorso dal Consiglio dei ministri e dal premier, George Papandreou, per evitare il fallimento. Il no è arrivato ieri dall’opposizione. Nea Dimokratia, il partito di centro-destra che guida l’opposizione al governo socialista, ha bocciato il piano. Il leader del partito, Antonis Samaras, ha dichiarato di non avere nessuna intenzione di accettare questa nuova ricetta. Non solo. Contro le nuove misure-taglia deficit, si stanno muovendo anche i lavoratori, in vista di possibili nuovi tagli agli stipendi e licenziamenti. Il principale sindacato del settore pubblico del Paese ha infatti indetto uno sciopero generale di 24 ore a giugno.


Il nuovo piano, elaborato qualche giorno fa dal governo di Atene, serve nell’immediato a coprire un buco da 6,5 miliardi di euro e ridurre il deficit al 7,4% entro il 2011. Un tentativo per evitare soluzioni peggiori, come la ristrutturazione del debito, e un passo cruciale per ottenere la quinta tranche da 12 miliardi di euro dell’aiuto da 110 miliardi di euro (80 dall’Eurozona e 30 dal Fmi) concesso un anno fa e scongiurare così la bancarotta.

Nel dettaglio, la ricetta studiata lunedì dal primo ministro, George Papandreou, prevede un piano di privatizzazione da 50 miliardi di euro in quattro anni. Verranno ceduti subito, entro il 2011, le partecipazioni detenute nell’azienda tlc Ote Telecom e della banca postale (Post Bank) quotata sulla Borsa di Atene di cui lo Stato ellenico detiene il 34%. Ma non solo. Verranno messi in vendita anche i porti del Pireo e di Salonicco e sempre a Salonicco si vedrà la messa all’asta della municipalizzata dell’acqua. Infine, verrà istituito un fondo sovrano per gestire la cessione degli asset pubblici, il cui valore è stimato intorno ai 280-350 miliardi di euro.


Oggi il governo incontrerà i rappresentati di Ue, Fmi e Bce per studiare come sbrogliare la matassa. L’ultima parola spetterà però al Parlamento settimana prossima quando dovrà approvare il piano di privatizzazioni. In quell’occasione verranno svelati i dettagli del piano, che dovrebbe prevedere nuovi tagli agli stipendi pubblici, con il possibile licenziamento degli esuberi, e maggiori tasse sui consumi.

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