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Grecia nel mirino di Moody’s: rating scende a “B1” al livello di Bolivia e Bielorussia

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Una nuova tegola cade sulla testa della Grecia. Questa mattina gli analisti di Moody’s hanno ridotto il rating sul Paese ellenico di tre livelli, a “B1” dal precedente “Ba1”, assegnando un outlook negativo. Il merito di credito ora assegnato ad Atene è uguale a quello attribuito a Bielorussia e Bolivia.


La bocciatura è stata presa guardando alle misure fiscali di consolidamento e le riforme strutturali che sono necessarie per stabilizzare il debito del Paese ma che “rimangono molto ambiziose e sono soggette a significativi rischi nonostante i progressi fatti fino a questo momento”. Tra le motivazioni di questo declassamento anche il fatto che “il Paese continua ad affrontare considerevoli difficoltà nella raccolta delle risorse”. La reazione da parte del Governo greco non è tardata ad arrivare. George Papandreou, ministero delle Finanze ellenico, ha definito “totalmente ingiustificato” il declassamento di Moody’s.

L’avvertimento era arrivato sul finire dello scorso anno, quando l’agenzia di rating Moody’s aveva annunciato di avere messo sotto osservazione il rating sul debito pubblico in valuta locale ed estera della Grecia, attualmente pari a “Ba1”, in vista di un possibile downgrade.


“Le implicazioni non sono tantissime, il mercato si attendeva già questa mossa”, commenta Luca Mezzomo, responsabile ricerca macro di Intesa Sanpaolo, aggiungendo che “in realtà va a confermare un’opinione diffusa sul mercato secondo cui con questo piano la Grecia non evita un piano di ristrutturazione”. Non solo, secondo Mezzomo la mossa di Moody’s mette al muro anche l’Europa chiamata nelle prossime settimane a rinegoziare, in maniera informale, i termini sul programma di sostegno di Grecia e Irlanda. In particolare, il Governo di Atene punterebbe a un’estensione dei termini in scadenza nel 2013.
Ma gli ostacoli sulla strada greca non mancano. Si è già messa di traverso la Germania, sia per bocca della cancelliera Merkel sia di alcuni consulenti, che ha già dichiarato la sua contrarietà a una riduzione degli interessi pagati.


Ma sotto i riflettori in questi giorni è finita anche l’Irlanda a poco più di una settimana dalla vittoria di Fine Gael, il partito centrista di opposizione irlandese. Proprio ieri, in tempi davvero serrati, il Fine Gael, di centrodestra, e il Labour Party, di centrosinistra, hanno siglato un accordo per formare un governo di coalizione. “Il Nuovo Governo nasce su una posizione delicata, con una coalizione inusuale”, ha commentato Luca Mezzomo, responsabile ricerca macro di Intesa.