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Grecia in tempesta, scontri nei giorni del voto al piano di austerity

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L’austerity greca dà un calcio – per necessità – alle garanzie sindacali del popolo lavoratore, e il popolo, indignato, si ribella. Dando anche adito a scontri violenti con le forze dell’ordine che alimentano il caos in un Paese già in ginocchio. Ieri oltre 100 mila persone sono scese in piazza ad Atene, Salonicco, Patrasso ed Heraklion per scatenare la rabbia contro le misure che il Parlamento ellenico oggi deve ratificare, se vuole continuare a beneficiare degli aiuti europei e salvarsi dal default. Oggi sarà il secondo giorno di sciopero generale dei sindacati, e si prevedono nuovi scontri.


Il piano di austerity

La mobilitazione coinvolge tutte le categorie di lavoratori, che hanno indetto scioperi e proteste. I controllori di volo resteranno fermi per almeno 12 ore creando problemi al traffico internazionale, scuole, musei ed enti pubblici hanno tenuto chiusi i battenti, e perfino agenti del fisco, medici, insegnanti ed avvocati non hanno aperto bottega. Problemi anche per i rifornimenti di alimentari e carburanti, dato che negozi e distributori sono rimasti serrati. Dalla mattinata di oggi i manifestanti si riuniranno attorno al Parlamento greco, nell’ormai famosa Piazza Syntagma, davanti al quale resteranno probabilmente fino a stasera, ad aspettare tra le proteste il definitivo via libera alle misure che già ieri, con 154 deputati su 295, sono già state approvate. Tagli drastici al personale degli statali, 30 mila messe in mobilità entro fine anno con stipendio al 60 per cento; fine dell’obbligo di contratto nazionale e di salario minimo per le altre categorie; nuove tasse. Una politica di tagli che non guarda né al benessere delle persone né alla crescita del Paese, ma che è necessaria a mostrare la buona volontà della Grecia nel contenere le spese per meritarsi gli aiuti europei anti-default. L’approvazione definitiva del piano di austerità è appesa a 4 voti, ma il premier Papandreou sa già di poter contare sui nazionalisti del partito Laos, nonostante il tentativo dell’opposizione socialista di Antonis Samaras di alimentare la tensione per far saltare la maggioranza.


Fermento politico nell’Eurozona


Nel frattempo, il clima politico nell’Eurozona è rovente. Ieri il presidente francese Sarkozy è volato in fretta a Francoforte per un vertice d’emergenza con il cancelliere tedesco Angela Merkel, il direttore dell’FMI Christine Lagarde, i presidenti della Bce entrante ed uscente Draghi e Trichet e diverse altre autorità europee. Il nodo da sciogliere prima delle date fatidiche dei vertici ufficiali resta il fondo salva stati europeo. Le possibilità che si rincorrono sono quelle di un allargamento dell’EFSF a 1000-2000 miliardi di euro, e di un ruolo che potrebbe essere quello di un’assicurazione che garantisca sul 20-40% delle perdite sui bond di nuova emissione dei Paesi a rischio (ipotesi preferita dalla Germania), o di una banca che si finanzia presso la Bce (ipotesi caldeggiata da Sarkozy).
C’è ancora tempo per nuove trattative prima dei vertici Europei del prossimo weekend e del G20 di Cannes ai primi di novembre.

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