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Grecia attende ancora fondi bailout, mentre Fmi ed Europa litigano sul suo surplus

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La Grecia si conferma pomo della discordia tra il Fondo Monetario Internazionale e l’Eurozona.

La riunione dell’Eurogruppo di ieri si è conclusa con un fallimento: Atene non ha ricevuto ancora l’ok definitivo per assicurarsi l’ennesima tranche di fondi di bailout, che stavolta servirà per rimborsare prestiti del valore di 7,3 miliardi di euro, che scadono a luglio.  Le trattative si sono concluse con un nulla di fatto, come ha confermato il numero uno dell’Eurogruppo e ministro delle finanze olandese, Jeroen Dijsselbloem:

“Eravamo molto vicini a un accordo, ma alla fine non siamo riusciti a farcela stanotte”. La speranza ora, ha aggiunto, è che un accordo venga siglato in occasione del prossimo meeting dell’Eurogruppo, previsto per il 15 giugno.

Più di otto ore di trattative serrate non sono riuscite a colmare le divergenze tra l’Fmi e l’Eurozona.

Oggetto del contendere è la richiesta dell’istituzione di Washington, che ha più volte invocato una ristrutturazione del debito greco, in quanto convinta che Atene non riuscirà a rimborsare i suoi debiti, nel lungo termine. La richiesta è diventata una minaccia, visto che l’Fmi ha escluso la sua partecipazione al terzo bailout della Grecia fino a quando non ci saranno stati i presupposti per una “strategia credibile volta a ripristinare la sostenibilità del debito”.

Per terzo bailout si intende il pacchetto di salvataggio che l’Unione europea ha accordato al paese, nel luglio del 2015, per evitare lo spettro Grexit, ovvero l’addio della Grecia dall’Unione europea e dall’Eurozona. Il pacchetto ha un valore di 86 miliardi di euro, da erogare in diverse tranche: nel maggio del 2016, Atene è riuscita ad assicurarsi aiuti per 10,3 miliardi di euro, ma gli ultimi finanziamenti previsti sono bloccati da mesi.

Il via libera è sembrato quasi sicuro qualche giorno fa, quando il Parlamento di Atene ha approvato nuove misure di lacrime e sangue chieste dai creditori, varando ulteriori tagli alle pensioni e aumenti delle tasse.

Niente da fare, visto che i paesi del Nord Europa non vogliono firmare gli assegni per la Grecia, a meno che l’Fmi non si impegni a partecipare al terzo bailout. Paesi come la Germania e l’Olanda, fa notare il Guardian, vogliono il coinvolgimento di Washington anche perchè temono che l’Ue, alla fine, sarà troppo morbida con Atene.

Durante la notte nuove tensioni sono nate tra le controparti, a causa dell’obiettivo fissato sul surplus.

L’Europa ritiene che la Grecia possa riuscire a centrare il target stabilito al 3,5% del Pil; ma il Fondo da tempo ribatte che un qualsiasi paese con un tasso di disoccupazione così elevato (in Grecia è del 23%), farebbe fatica a soddisfare un tale target fiscale per decenni; e insiste che nessun valore del surplus superiore all’1,5% del Pil possa essere considerato credibile.

Scadenze debiti Grecia

Paul Thomsen, responsabile del dipartimento europeo dell’Fmi, ha auspicato “un piano credibile sul perdono del debito”, aggiungendo che “non c’è dubbio sul fatto che stiamo facendo progressi, ma non ci siamo ancora“.

Thomsen ha chiesto all’Unione europea di essere più realistica nelle sue stime di crescita per la Grecia e più precisa su come, anche, ritiene che l’Eurozona possa pensare a una riduzione del debito ellenico nel lungo termine.

L’Fmi non vuole svalutare i debiti della Grecia, ma chiede che i periodi di rimborso debbano essere allungati, così come i periodi di grazia, in modo tale che il problema non pesi troppo sull’economia del paese.

La delusione per il mancato accordo ha avuto un effetto immediato sui bond greci, colpiti dalle vendite. La tensione ha portato i tassi decennali a salire al 5,73% dal 5,6% della scorsa notte. I rendimenti rimangono comunque al di sotto della soglia pericolo del 7%.  E intanto gli ultimi dati confermano che la Grecia è ripiombata in recessione.

recessione Grecia