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A. Grech: l’oro potrebbe scendere sotto i 1.700 dollari l’oncia

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L’oro si conferma protagonista. Dopo il nuovo record storico a 1.913,5 dollari l’oncia registrato martedì, il metallo giallo è sceso fino in quota 1.700 dollari. I prezzi sono stati appesantiti dalle prese di beneficio e dall’innalzamento dei margini da parte dello statunitense CME. Si tratta del secondo intervento di questo tipo nell’ultimo mese.

“Il calo dell’oro non mi ha sorpreso: come già segnalato, il metallo era in ipercomprato, pronto per un brusco pullback. Dal punto di vista puramente tecnico, l’oro potrebbe continuare a correggere ulteriormente fino a testare 1.685 dollari e 1.630 dollari l’oncia”, ha dichiarato nel Commodities Update di IG Markets l’analista Anthony Grech.

In evidenza anche il greggio. L’iniziale ottimismo circa una piena ripresa della produzione libica dopo la conquista della capitale da parte dei ribelli, ha fatto i conti con la realtà: rimettere in funzione le infrastrutture petrolifere del Paese potrebbero richiedere un certo lasso di tempo. Dopo un primo calo a 105 dollari il barile il brent è tornato sopra 110 dollari ed in questo momento quota 111,3 dollari.

Secondo Christopher Beauchamp di IG Markets sarà “fondamentale vedere se i ribelli saranno in grado di stabilire l’ordine pubblico, o se, come nell’Iraq post-Saddam, l’illegalità ed il disordine faranno da padroni”.

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