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A. Grech: oro e petrolio beneficiano dell’indebolimento del dollaro

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Un ottimo inizio della stagione delle trimestrali a stelle e strisce, la debolezza del dollaro ed un inatteso calo delle scorte settimanali negli Stati Uniti stanno spingendo le quotazioni del greggio, che in questo momento quota 111,3 dollari il barile. Ieri il Dipartimento dell’Energia statunitense ha annunciato che nell’ultima settimana le scorte di petrolio hanno registrato una contrazione di 2,32 mln di barili a quota 356,97 milioni. Gli analisti avevano pronosticato un rialzo di 1,1 mln di unità.

Si tratta del primo calo delle scorte da febbraio e, come rileva Anthony Grech nel Commodities Update di IG Markets “testimonia il rafforzamento della domanda di greggio dalla Cina”. L’analista cita una ricerca di Barclays Capital, secondo la quale la domanda dai Paesi Ocse e quella in arrivo dalla Cina è in crescita di più di 1 mln di barili al giorno. I prezzi sono poi sostenuti dal perdurare delle tensioni in Medio Oriente ed in Africa.

In controtendenza rispetto all’indebolimento del dollaro anche le quotazioni dell’oro, che oggi ha toccato un nuovo massimo storico a 1508,85 dollari l’oncia. Grech rileva che “gli investitori continuano a comprare oro, anche se le quotazioni sono ai record storici, perché cercano protezione contro gli shock esogeni”. “Il valore del metallo giallo, generalmente considerato come una moneta di ultima istanza, è stato prima supportato dalle tensioni sull’andamento del debito nella periferia dell’Eurozona e poi dalla decisione di Standard & Poor’s di ridurre l’outlook sulla tripla A statunitense”.

Ma l’incremento dei prezzi secondo Grech è da ricercare anche “nelle tensioni geopolitiche, nella crescita dell’inflazione e della ricchezza nelle economie sviluppate, nello scetticismo verso i settore bancario e negli acquisti di oro da parte degli ETF”. “Non vanno poi sottovalutati -conclude Grech- gli acquisti di oro da parte delle banche centrali e la stagionalità dei prezzi, che tendono a salire tra marzo e maggio”.

Concludiamo con il cotone, i cui prezzi nell’ultima settimana sono scesi del 5,3% che in questo momento si attestano a 184 centesimi per libbra. La China Cotton Association ha annunciato che l’area coltivata a cotone, spinta dalla crescita delle quotazioni e dai sussidi governativi, potrebbe registrare nel 2011 una crescita di quasi 10 punti percentuali a 13,9 mln di acri. Secondo l’analista di IG Markets nonostante “il sentiment del mercato sia orientato per un calo delle quotazioni, se la crescita delle aree coltivate a cotone in Cina dovesse essere deludente il rally dei prezzi potrebbe ripartire”.

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