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A. Grech: l’oro è destinato a crescere ma attenzione alla Cina

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I risultati deludenti dell’asta spagnola di titoli a 10 e 15 anni ieri hanno permesso all’oro di tornare a superare quota 1.385 dollari l’oncia. L’esecutivo di Madrid è riuscito a piazzare solo 2,4 mld di bond a 10 e 15 anni, il 20% in meno rispetto al previsto, vedendo i rendimenti crescere al 5,446% dal 4,615% nel caso del decennale ed al 5,953% dal 4,541% per quanto riguarda i titoli a 15 anni. Anthony Grech, nel Commodities Focus di Ig Markets rileva come con le crescenti tensioni nell’Eurozona “la domanda di metalli preziosi è destinata a crescere nei prossimi due mesi in scia della domanda di asset sicuri”. Non solo. “Le banche centrali sono ora acquirenti netti di oro e le misure messe in campo dagli Stati Uniti per far ripartire l’economia rischiano di alzare il prezzo dell’oro nel breve-medio termine”.

A questi fattori secondo Grech va aggiunta la progressiva liberalizzazione dei mercati finanziari in Cina, che “potrebbe sostenere il prezzo dell’oro”. Lion Fund Management, una casa di investimento di proprietà del Sinochem Group, ha appena lanciato il primo fondo comune del Paese che investe in etf sull’oro all’estero. Sempre per quanto riguarda la Cina, attenzione al possibile incremento del costo denaro, che potrebbe minare il trend rialzista. Goldman Sachs, nel suo outlook sulle commodities per il 2011, ha detto di aspettarsi un ulteriore aumento dell’oro nel 2010 e nel 2011, con prezzi in media a 1.700 dollari nel 2012, in crescita del 23% rispetto alle quotazioni attuali.

Per quanto riguarda il greggio invece, la Federal Reserve nel rilevare la debolezza della ripresa a stelle e strisce, incapace di far scendere la disoccupazione, ha causato un indebolimento delle quotazioni, orientate invece per un miglioramento delle condizioni economiche. Nella stessa direzione anche il calo inferiore alle stime delle scorte di greggio, diminuite di 1,4 milioni di barili nella settimana al 10 dicembre, contro un consenso di -2,5 milioni di barili. Un supporto ai prezzi è arrivato dal freddo in Nord America ed Europa.

I semi di soia con consegna a gennaio 2011 hanno guadagnato lo 0,39% nella settimana arrivando a scambiare a 12,965 dollari per bushel. Dal mese di giugno, il prezzo della soia ha guadagnato un impressionante 45%. Considerando l’andamento dei prezzi, gli investitori non dovrebbero essere allarmati per il recente stallo delle quotazioni, viste le inevitabili prese di profitto ed il riposizionamento del portafoglio in vista della fine dell’anno.

Il rallentamento della crescita è attribuibile alle vendite delle scorte di soia da parte della Cina per provare a raffreddare i prezzi dei prodotti alimentari. Da IG Markets David Choe segnala che nonostante la mossa possa aver rallentato la crescita delle quotazioni, nel medio-lungo termine sarà difficile sostenere questa attività.

Lo spostamento della dieta cinese verso alimenti proteici pesanti potrebbe portare a un aumento della domanda di farina di soia. Secondo Choe se il prezzo fosse mantenuto artificialmente basso si ridurrebbero anche i terreni coltivati a soia e questo secondo l’analista potrebbe portare ad una carenza di soia spingendo i prezzi ancora più in alto. Attenzione anche alla spinta rialzista in arrivo dalle condizioni climatiche in Argentina, il terzo produttore più grande del mondo.