A. Grech: le economie sviluppate potrebbero risultare penalizzate dal greggio sopra i 100$

Inviato da Luca Fiore il Ven, 04/02/2011 - 15:50
Le tensioni in Egitto sostengono il greggio, che in questo momento quota in rialzo di mezzo dollaro a 91,1 dollari al barile. Le notizie in arrivo dal nord-Africa stanno spingendo gli investitori a scommettere su una chiusura del Canale di Suez, tramite il quale, secondo Goldman Sachs, passa il 2,5% circa della produzione globale. Ma l'aumento del greggio, come rileva Anthony Grech nel Commodities Update di IG Markets, è anche dovuto all'ipotesi secondo cui i disordini potrebbero estendersi ai Paesi del Medioriente.

"Se la situazione dovesse portare ad una rimozione dell'attuale compagine governativa, altri Paesi potrebbero seguire l'esempio egiziano", ha dichiarato Jonathan Barrat di Commodity Broking Services. Nel corso della settimana l'oro nero ha inoltre beneficiato dell'incremento delle scorte annunciato dall'American Petroleum Institute (API), secondo la quale gli stock la scorsa settimana sono aumentati di 3,77 milioni di barili, raggiungendo 346,5 milioni, mentre le riserve di benzina sono cresciute di 3,91 milioni di barili in quota 236,5 milioni.

Nel frattempo, gli analisti di Barclays vedono il greggio sopra i 100$ nel corso dell'anno, spinto principalmente dal miglioramento della domanda globale. Nella seconda metà dell'anno le quotazioni potrebbero inoltre beneficiare di un nuovo piano di allentamento quantitativo da parte della Federal Reserve (QE3). Grech precisa che l'attuale situazione presenta anche elementi ribassisti. "Primo, il greggio al momento è sovrastimato, e secondo le economie sviluppate al momento potrebbero non essere in grado di far fronte ad un prezzo di 100$ al barile".

Poco fa le quotazioni del rame hanno sfondato quota 10 mila dollari la tonnellata toccando un nuovo massimo storico a 10.050 dollari. Dopo le indicazioni positive arrivate nei giorni scorsi dalla produzione manifatturiera globale, nelle ultime ore le quotazioni sono state sostenute dal ciclone Yasi che ha colpito il Queensland, in Australia. Il ciclone sta infatti minacciando gli impianti di Townsville, che producono 300.000 tonnellate di rame all'anno. Xstrata, che possiede le raffinerie, ha già annunciato che la chiusura durerà fino a quanto il quadro non migliorerà.

Ciò che influenza di più i prezzi resta la scarsità dell'offerta, ed i tagli attesi nel 2011 e nel 2012 finiranno per ridurre ulteriormente le scorte. Sempre da IG Markets Christopher Beauchamp rileva come il "continuo miglioramento dei dati economici statunitensi ha riportato l'ottimismo sulla ripresa dell'economia globale e quindi della domanda di rame".

Chiudiamo con l'andamento del cotone. Il future con consegna marzo ieri mattina ha toccato un nuovo record a 181,22 centesimi a libbra. Per David Choe i prezzi beneficiano degli acquisti a fini speculativi e delle condizioni climatiche, "che hanno portato ad un calo nella produzione agricola in Cina (+86% per la domanda 2010), Pakistan e Australia".

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal la contrazione dell'output cinese è inoltre attribuibile all'accumulo del raccolto da parte degli agricoltori locali in vista di un aumento dei prezzi; secondo alcune stime il fenomeno riguarderebbe circa il 9% dell'offerta globale. Choe sottolinea come nonostante il rilascio di queste riserve "potrebbe portare ad una caduta dei prezzi, la stima secondo cui il 90% dell'offerta globale esportabile di cotone è già stata impegnata, è destinata a sostenere le quotazioni nei prossimi mesi".
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