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A. Grech: argento, possibili ulteriori rialzi

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L’Argento vola oltre i 40 dollari l’oncia. Per la prima volta in più di 30 anni, nel 1980 venne toccato il record storico a 49,45 dollari, il metallo bianco ha superato la fatidica soglia dei 40 dollari. Nell’ultima settimana le quotazioni hanno registrato un rialzo superiore al 5%. Nuovi record anche per l’oro, che oggi ha toccato un nuovo massimo storico sopra i 1.472 dollari. Gli investitori stanno concentrando i loro acquisti sui beni rifugio per proteggersi dall’incertezza in arrivo dal fronte geopolitico e dalla crisi del debito che coinvolge la periferia di Eurolandia.

I prezzi dei metalli preziosi beneficiano anche della debolezza del dollaro e delle attese di inflazione, spinte al rialzo dall’avanzata dei prezzi dei prodotti energetici (brent a 124,6 e light a 111,5 dollari). Anthony Grech nel Commodities Update di IG Markets rileva come il gold silver ratio, l’indicatore che nasce dal rapporto tra il prezzo dell’oro e quello dell’argento, in questo momento si trovi a 36,7, il rapporto più basso dal 1983.

Visto che secondo un report di Deutsche Bank l’argento è di circa 18,75 volte più abbondante nella crosta terrestre dell’oro, Grech pronostica un ulteriore crescita dei prezzi, anche perché negli ultimi anni gli utilizzi industriali del metallo sono decisamente cresciuti. L’analista valuta che se il gold silver ratio dovesse tornare a 26,9, rapporto storico di lungo periodo, l’argento potrebbe salire sino in quota 54,3 dollari l’oncia. In termini reali i 49,95 dollari del 1980 oggi equivarrebbero a 99 dollari.

L’incremento dei prezzi dei prodotti petroliferi sta influenzando anche le quotazioni del granoturco, che hanno raggiunto i massimi degli ultimi due anni. Per l’analista Christopher Beauchamp “le tensioni rialziste sono attribuibili anche alla crescita del consumo di mais per l’alimentazione animale, alla luce dei maggiori consumi di carne nelle economie emergenti”. Il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense prevede scorte ai minimi da dieci anni. Il granoturco scambia a 7,67 dollari per bushel.

E chiudiamo con il gas naturale, i cui prezzi sono tornati a scendere dopo i rialzi seguiti ai catastrofici eventi che hanno visto protagonista il Giappone. Le temperature più miti sulle due sponde dell’Atlantico hanno ridotto la domanda di gas per il riscaldamento domestico, spingendo al ribasso le quotazioni. “Se il clima primaverile dovesse continuare i prezzi povrebbero confermare l’attuale debolezza”, rileva da IG Markets Christopher Beauchamp, secondo il quale “qualche speranza può essere fornita dai prezzi del petrolio, che potrebbero favorire un passaggio al più conveniente gas naturale”. Il derivato con consegna maggio in questo momento perde lo 0,33% scendendo a 4,048 dollari per milione di Btu.

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