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Grano e petrolio ai nuovi massimi storici

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Nuova accelerazione e nuovi record al rialzo per le commodity sulle quali si stanno riversando flussi di capitale in fuga dal mercato azionario. I timori di inflazione, rilanciati ieri dal dato sui prezzi alla produzione diffuso negli Stati Uniti, e un dato sulla fiducia dei consumatori inferiore alle attese, hanno risvegliato i fantasmi di stagflazione, condizione che vede la compresenza di inflazione a livelli elevati e una crescita economica assente in termini reali.


Il dollaro si è portato su nuovi minimi contro l’euro sfondando la soglia di 1,5050. Al movimento hanno corrisposto nuovi record di petrolio e oro, dopo una breve pausa, mentre il frumento ha proseguito la sua corsa con un altro incremento di 8 punti percentuali arrivando a superare ampiamente i 12 dollari per bushel.

Il trend è proseguito nel corso della notte sui mercati dell’Estremo Oriente con il crude oil a 101,70 dollari al barile, un livello molto vicino alla soglia dei 102,53 dollari del 1980 (livello aggiustato tenendo conto dell’inflazione). Il mercato dell’oro nero attende con preoccupazione la riunione dell’Opec che si terrà settimana prossima a Vienna. L’Organizzazione dei Paesi produttori non h alcuna intenzione di alzare le quote di produzione. Lo ha ribadito il presidente Chakib Khelil. Al contrario si teme che prevalga la posizione di chi ritiene che il rallentamento economico globale possa ridurre la domanda e spinge dunque per un taglio della produzione.


L’oro ha invece raggiunto la soglia dei 956,70 dollari per oncia, ormai a pochi passi da quota 1.000. Il metallo prezioso sta svolgendo in questo momento appieno il suo tradizionale ruolo di bene rifugio contro l’inflazione e contro la debolezza del dollaro. Al suo traino si sono mossi anche gli altri metalli preziosi, l’argento che ha raggiunto i 18,72 dollari e il palladio a 538. Meno brillante il platino dopo una corsa che lo ha portato a guadagnare il 25% nel corso del mese di febbraio.


Ancora più preoccupante, per i riflessi sulle variabili inflazionistiche e perché colpisce un bene primario, la scalata dei prezzi del frumento che ieri hanno messo a segno un balzo dell’8% superando ampiamente i 12 dollari per bushel per poi assestarsi nei pressi di tale quota. In questo caso la spinta sui prezzi arriva dalla chiara insufficienza dell’offerta a tenere il passo della domanda. Secondo il rapporto diffuso dal Dipartimento dell’agricoltura Usa le riserve di frumento potrebbero scendere ai minimi degli ultimi trent’anni nel 2008, mentre quelle di mais potrebbero toccare i minimi degli ultimi 20 anni. Nel frattempo diversi Paesi produttori, tra i quali Cina e Russia, stanno mettendo in atto politiche di ostacolo all’export di questa materia prima fondamentale.