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Il grande golf nel giardino di casa degli sceicchi

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Non sembra aver confini il colonialismo sportivo di emiri e sceicchi. Dopo aver strappato l’ingresso nel gotha della Formula 1, sempre a suon di petroldollari gli Emirati Arabi vanno alla conquista di uno sport d’elite come il golf.


 

Lo sbarco del grande golf tra le dune degli Emirati è previsto tra due anni esatti. Una svolta per il già ricco mondo del golf poiché daranno vita al torneo più ricco al mondo con un montepremi record di 10 milioni di dollari. La Leisurecorp, finanziaria che fa capo alla famiglia reale degli Emirati, si è accordata questa settimana con l’European Tour sulla base di un’intesa quinquennale, con opzione per rinnovo per altri 5 anni, sulla base di un esborso di 97 milioni di sterline che andrà a rimpinguare le casse dell’European Tour, intento a contrastare lo strapotere manifestato negli ultimi anni dal circuito statunitense che ha dalla sua il fattore Tiger Woods, incontrastato numero uno al mondo degli ultimi anni e perfetto catalizzatore di sponsor. Non è escluso che “la tigre” non si faccia ingolosire dal montepremi record di Dubai e incominci nel 2009 a frequentare più assiduamente i green del Vecchio continente (alla finale potranno accedere solo i migliori 60 golfisti dell’ordine di merito annuale dell’European Tour, stilati in base a una classifica ribattezzata “La strada per Dubai”). Per far tappa a Dubai, Woods dovrebbe quindi accumulare 11 gettoni di presenza sul circuito europeo, target mai raggiunto in passato dal fuoriclasse statunitense. Ma l’intento di sceicchi e tour europeo sembra essere un altro: rendere questo sport meno dipendente dalla fama del suo leader carismatico. “Questa è molto più di una semplice sponsorizzazione di un torneo, il nostro intento è creare un evento che sia più grande di ogni suo singolo protagonista “, ha dichiarato entusiasta George O’Grady, ceo dell’European Tour. “Si tratta di una partnership a lungo termine che permetterà all’European Tour e a Dubai di aumentare significativamente la cassa di risonanza del golf a livello globale”. Un torneo che indubbiamente avrà un appeal unico: addirittura chi riuscisse nell’impresa di vincere sia torneo sia l’ordine di merito porterebbe a casa quasi 3 milioni e mezzo di dollari in un sol colpo.


 


Cifre da capogiro a cui ormai gli sceicchi hanno abituato il mondo dello sport e non solo. Si va dai miliardi con cui vengono ricoperti i campioni del calcio sulla via del tramonto, all’organizzazione della corsa di ciclismo più ricca del mondo con un premio finale al vincitore di un milione di dollari, passando per rally e la già citata Formula1. Non più tardi di tre settimana fa il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, ha posato sull’isola di Yas ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, la prima pietra del parco tematico Ferrari che dovrà essere ultimato entro il 2009, ossia in coincidenza con l’inaugurazione della pista di Formula 1 che tra due anni sarà chiamata a ospitare per la prima volta il circus della F1. “Sarà la nostra Maranello 2”, ha dichiarato orgoglioso il numero uno della Ferrari che ormai da due anni vede tra i suoi azionisti di minoranza proprio il governo di Abu Dhabi che attraverso Mubadala detiene il 5% del Cavallino rampante. Il braccio finanziario del più grande dei sette stati degli Emirati vanta altre partecipazioni eccellenti in società di primo piano del panorama mondiale: dalla quota del 7,5% nella società di private equity Carlyle Group per la quale ha sborsato 1,35 miliardi di dollari, all’acquisto della svizzera SR Technics per 1,1 miliardi di dollari. In ultimo, proprio nel mese in corso, i 622 milioni di dollari staccati per rilevare quota dell’8,1% nella società di microchip Advanced Micro Devices, l’agguerrita rivale di Intel Corp per l’egemonia nel mondo dei chip.


Intanto il governo di Dubai ha deciso aprire al mercato dei capitali la sua Dp World, società portuale tra i primi operatori del settore a livello mondiale che ha raccolto quasi 5 miliardi di dollari. In rampa di lancio ci sarebbe anche l’Ipo di Fly Emirates: operazione da 9 miliardi di dollari per la compagnia aerea diventata rivale numero uno per i vettori occidentali e anch’essa in prima fila nello sport con una serie di sponsorizzazioni monstre in calcio, vela, golf, tennis e rugby.

 

Titta Ferraro