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Governo: per il WSJ mancano alternative, per gli economisti manca un esecutivo forte

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Una manciata di voti ha confermato Silvio Berlusconi al governo, solo una settimana fa. Ma lo scampato pericolo di una crisi immediata al buio non è abbastanza. Sotto l’albero gli italiani vorrebbero trovare le riforme strutturali necessarie a rilanciare la crescita nel Paese e ad abbattere il debito/Pil per garantire quella tanto auspicata sostenibilità dei conti pubblici richiesta da Brussels. Ma è oggi è più un desiderio dal sapore caramelloso, che realtà. “La vera questione della politica italiana non è la notevole durata del potere di Berlusconi, ma la debolezza delle alternative”. Denuncia  il Wall Street Journal, secondo cui “nella politica italiana le sole persone peggiori del primo ministro sono al momento tutti gli altri”.


Berlusconi vincerebbe probabilmente le elezioni anche con le mani legate dietro la schiena. Secondo il quotidiano, infatti, “fino a quando i vari partiti di opposizione non saranno capaci di trovare un tema vero o una riforma sulla quale sono in profondo disaccordo con Berlusconi, per poter così lanciare una campagna su una questione più sostanziale dei peccatucci del primo ministro, non faranno che perdere tempo”. Fini “può ritenere che sarebbe un leader migliore di quanto sia Berlusconi o che qualcun altro possa esserlo – nota il quotidiano – ma finora non ha spiegato perché o come un governo guidato da Fini sarebbe migliore per l’italiano medio di quello attuale”.

“Sembra accontentarsi – osserva infine il Wall Street Journal – di tenere il governo di Berlusconi in ostaggio con la minaccia di defezione piuttosto che rischiare di rimettere la scelta agli elettori”. “Il problema vero non risiede nel fatto che Berlusconi andrebbe a vincere le elezioni anticipate, ma con quale margine”, nota Chiara Corsa di Unicredit research. “Al Senato Berlusconi rischia di avere una maggioranza molto risicata. Proprio il rischio di andare in contro a un nuovo governo che non abbia un supporto tale da far passare le riforme di cui l’Italia ha bisogno è una prospettiva che danneggia il Paese nel medio termine”, segnala l’esperta interpellata da Finanza.com.


Di questa situazione, che al momento è solo sulla carta, Piazza Affari potrebbe pagarne lo scotto. Mai come di fronte all’escalation della crisi del debito è risultato evidente il fil rouge che oggi lega a doppio filo le iniziative prese nelle stanze della politica all’andamento delle Borse. “Dal punto di vista della percezione dei mercati i timori di un effetto contagio della crisi del debito è stato ed è il fattore che potrebbe guidare di più gli spread, più che l’incertezza politica, ma resta il fatto – osserva ancora Chiara Corsa – che un rientro lento del debito pubblico potrebbe mettere a rischio quell’immagine di efficientismo sul fronte del rigore fiscale, garanzia per stabilizzare i conti pubblici di cui l’Italia si pone come baluardo”.


“Investire su un Paese che ha una stabilità politica è un elemento in più per gli operatori che devono valutare la convenienza di come assortire il portafoglio, non averlo è un rischio in più”, segnala un altro economista che preferisce mantenere l’anonimato. “L’anno prossimo nel primo trimestre ci sono diversi appuntamenti politici a livello europeo con le elezioni politiche in Irlanda e in Germania e saranno dei momenti di potenziale attenzione per l’area euro”.

 

“Il rischio è quello che i mercati si possano innervosire facendo salire gli interessi sul debito”, sentenzia Fabio Fois di Barclays, secondo cui la costituzione del terzo polo capitanato da Gianfranco Fini riporta l’Italia a un mondo di pluripartitismo che potrebbe infastidire le Borse. “Ciò detto – prosegue l’esperto – le agenzie di rating tengono in seria considerazione il rischio politico che potrebbe tradursi in una mancanza di consolidamento fiscale”. “Se fosse compromesso il sentiero di rientro del debito pubblico, a causa della mancata applicazione di nuove regole fiscali e si prolungasse l’andamento di crescita deludente potremmo assistere al concretizzarsi di un rischio sul fronte dei mercati finanziari. Un rientro lento di debito pubblico potrebbe essere qualcosa su cui agenzie di rating potrebbero decidere di focalizzarsi”, avverte Chiara Corsa di Unicredit.

 

E in effetti proprio le basse prospettive di crescita economica, unite agli interessi elevati per il rifinanziamento del debito, sono i fattori che hanno fatto muovere questa mattina Moody’s sul Portogallo. L’agenzia di rating sta valutando di abbassare il giudizio sul paese lusitano. Il livello del debito del Paese e la sua solidità finanziaria potrebbe comportare un taglio di due livelli nel rating A1 assegnato dall’agenzia.