Governo: via le province entro fine anno. Sarà la volta buona?

Inviato da Alberto Bolis il Lun, 28/10/2013 - 11:46
Con l'approvazione del disegno di legge sulle città metropolitane e sulle unioni tra Comuni, subito ribattezzato "svuota Province", il governo Letta cerca di rimediare all'impasse determinato dallo stop inflitto dalla Corte costituzionale ai decreti varati dal precedente governo guidato da Mario Monti. Allo "svuota Province" dovrebbe poi seguire una riforma della carta costituzionale, ma la strada che dovrebbe portare ad una prima limitazione delle competenze provinciali è stata già segnata con il preciso intento di governare al meglio la fase di transizione.

Il tutto mediante l'istituzione di dieci città metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria) le quali si troveranno ad assumere gran parte delle prerogative attualmente spettanti agli enti provinciali. La scelta del disegno di legge è la naturale conseguenza della bocciatura dell'uso del decreto come strumento per l'eliminazione o il riordino delle Province, un provvedimento atteso da tempo da un'opinione pubblica molto sensibile al tema dei costi della politica.

Opinione pubblica che guarda alle Province come una sorta di carrozzone del tutto inutile ai bisogni dei cittadini, garantiti meglio da Regioni e Comuni, e come centri di spesa ormai anacronistici in una situazione dei conti pubblici estremamente critica. Va però ricordato che sulle cifre dell'effettivo risparmio che ne conseguirebbe i pareri non siano assolutamente concordi.

Se infatti l'economista Giuricin, dalle colonne de Il Fatto Quotidiano, facendo riferimento ad un report dell'Istituto Bruno Leoni, parla di circa 2 miliardi di euro di risparmi dall'abolizione delle province, l'ex ministro Giarda aveva invece stimato un risparmio massimo di circa 500 milioni di euro. Una cifra che trova conferma nella stima elaborata dalla Cgia di Mestre, la quale ritiene a sua volta che si possa arrivare ad un risparmio di 510 milioni.

A spiegare il motivo dei limitati risparmi conseguenti alla eliminazione delle province è Luigi Oliveri, in un articolo controcorrente, nel quale si ricorda come l'operazione in questione comporterebbe immani costi derivanti dalla necessità di ricollocare il personale, di modificare tutto il sistema tributario e finanziario riguardante gli enti locali, dalla voltura o dalla revisione degli appalti che oggi vengono gestiti dagli enti provinciali e dal subentro da parte degli altri enti nella parte del patto di stabilità che oggi grava su di essi.
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