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Governo: taglio dei parlamentari, sarà la volta buona? Come cambiano Camera e Senato

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Giovedì dovrebbe arrivare al vaglio del Consiglio dei Ministri una nuova bozza della riforma del Parlamento che prevede importanti modifiche strutturali. Si tratterebbe della fine del sistema del bicameralismo che da decenni contraddistingue il cuore del nostro Paese, unito a un taglio sostanziale del numero dei parlamentari. Una riforma che sta particolarmente a cuore all’opinione pubblica e forse questa sarà la volta buona per ridurre il numero dei parlamentari.
 

Nel dettaglio si dovrebbe assistere a un taglio del numero dei senatori, che da 315 diventerebbero 200, che verrebbero eletti direttamente durante le elezioni regionali trasformando di fatto il Senato in una Camera delle Regioni. Questo ramo del Parlamento  diventerebbe quindi un organismo a rotazione continua, perché la sorte dei senatori che vanno ad occupare gli scranni di Palazzo Madama sarebbe legata a doppio filo a quella del Consiglio regionale di appartenenza, con conseguente decadenza per scioglimento e rinnovo.

Il taglio va quindi a influire sul numero di senatori che ogni regione può portare a Roma, che da sette scendono a cinque, salvo alcune eccezioni come la Valle d’Aosta, che continuerebbe a tenerne uno, e il Trentino che continuerebbe a tenerne sei per la garanzia delle importanti minoranze linguistiche. La bozza inserisce delle novità anche nel funzionamento e nei compiti di questo organo, che verrebbe sollevato dall’onere di votare la fiducia al Governo, che resterebbe un’esclusiva di Montecitorio.

Anche sul fronte della Camera la bozza prevede dei tagli, con i deputati che da 630 passerebbero a 480. Secondo la bozza della riforma le due Camere lavorerebbero insieme solo per gli emendamenti più importanti, che riguardano quindi le modifiche sulla costituzione e sull’ordinamento, e su quelli che regolano i rapporti tra il Governo centrale e le Regioni.

Una riforma notevole che potrebbe quindi portare a uno slittamento dei tempi per quanto riguarda la riforma della legge elettorale, perché se la proposta di Quagliarello e dei suoi tecnici dovesse venir approvata dal Consiglio dei Ministri si dovrebbe pensare a una riforma definitiva e non transitoria. In caso il CdM decidesse di farla passare, la bozza di riforma inizierebbe immediatamente il suo iter partendo dal Senato, spostando quindi la riforma elettorale alla Camera, come d’altronde era stato proposto da diverso tempo dai renziani all’interno del Partito Democratico.

Tutte queste votazioni potrebbero però subire uno slittamento a causa dei nuovi equilibri che si sono creati all’interno del Centro Destra, con la scissione di Forza Italia e del Nuovo Centro Destra, perché all’interno della Commissione che dovrebbe fare la prima valutazione tutti e sette i componenti sono confluiti in Forza Italia.