Governo in manovra per la chiusura delle scatole cinesi

Inviato da Marco Barlassina il Gio, 03/05/2007 - 15:07

Piramidi, catene societarie o scatole cinesi. Sono forme spesso adottate in Italia per esercitare il controllo su una società quotata attraverso una serie di partecipazioni a catena e quindi con un limitato dispendio di capitale. Ora però il Governo si appresta ad alzare la guardia nei confronti di tali strutture di controllo.

Sono diverse infatti le voci di membri dell'esecutivo, da quella del ministro per lo Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani, a quella del vice ministro dell'Economia, Roberto Pinza, che si stanno alzando con l'intento di istituire un argine contro un fenomeno tornato alla ribalta con il caso Telecom. Il gruppo di telecomunicazioni, almeno fino alla definitiva chiusura dell'operazione che porterà alla nascita di Telco e alla scomparsa di Olimpia, presenta una catena di controllo formata da 6 distinte entità. La Marco Tronchetti Provera Sapa controlla con oltre il 61% del capitale Gpi (Gruppo partecipazioni industriali), che controlla il 52% di CamFin, cassaforte che ha in se il 19,6% di Pirelli & C. Quest'ultima possiede  l'80% di Olimpia che a sua volta controlla il 18% di Telecom Italia.

"Tra scatole cinesi e patti di sindacato si e' davvero passato il segno ignorando interessi e diritti dei piccoli azionisti", ha chiarito al Corriere della Sera il ministro Bersani, lasciando intendere il suo favore a interventi anche di natura fiscale per scoraggiare le scatole cinesi. D'altra parte in queste fattispecie, chi sta in cima alla piramide può controllare le società alla base con una percentuale di possesso (equity ratio) ridotta, spesso inferiore al 5%. Le scatole cinesi consentono di gonfiare artificialmente i capitali in gioco, ma riducono le garanzie per i terzi e i soci di minoranza. I piccoli investitori, che spesso sommati posseggono la maggioranza della società, non hanno infatti alcuna autorità sulle scelte manageriali.

Tra le misure al vaglio ci sono anche quelle adottate negli Stati Uniti, che prevedono la doppia imposizione dei dividendi tra controllante e controllata, che penalizza la distribuzione di utili a monte della catena. Sulla possibilità di interventi fiscali per scoraggiare le scatole cinesi si è espresso però con scetticismo in una nota anche l'altro vice ministro dell'Economia, Vincenzo Visco. Due i dubbi avanzati da Visco: la praticabilità di tale soluzione in sede europea e i possibili impatti sul sistema economico nazionale. In particolare un intervento che prevedesse una più elevata tassazione degli utili distribuiti alle società controllanti potrebbe sollevare obiezioni circa "la compatibilità con i principi europei di non discriminazione", ha spiegato il vice ministro.

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