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Goldman Sachs prevede recessione negli Usa nel 2008

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La recessione negli Stati Uniti scoppierà nel corso del 2008. La previsione, di quelle che fanno tremare il mondo economico a livello internazionale, è arrivata dagli analisti di Goldman Sachs.  Secondo il capo economista della banca d’affari a stelle e strisce questa situazione costringerà la Federal Reserve (Fed) a tagliare in maniera decisa i tassi di interesse al 2,5% entro la fine del terzo trimestre (ora il costo del denaro in America è pari al 4,25%). Un taglio di mezzo punto al 3,75% potrebbe avvenire già in occasione del meeting della prossima riunione Fomc in programma il 29-30 gennaio.


Anno nuovo, guai vecchi per gli Stati Uniti, dunque. I primi campanelli d’allarme per l’economia americana hanno cominciato a suonare a ridosso dell’estate, periodo in cui la crisi del credito innescata dai mutui subprime (i mutui ad alto rischio) è scoppiata, facendo molto rumore. Da quel momento in poi Wall Street, e a effetto dominino tutti i principali mercati internazionali, hanno cominciato a traballare. Una crisi pagata a caro prezzo soprattutto dal settore finanziario – molte le teste cadute in rinomate banche d’affari – e, per un comparto ciclico, come quello automobilistico. Un quadro che nel corso dei mesi non si è certo alleggerito. Anzi. I recenti dati macroeconomici giunti dall’America e dalla Gran Bretagna hanno aumentato i timori di un “hard lending” della locomotiva Usa.

Nonostante lo scenario economico non sia migliorato nell’ultimo periodo in pochi hanno avuto il coraggio di pronunciare la parola recessione. Non quelli di Goldman Sachs. “La parte alta della forbice del consensus – si legge nella nota dal titolo “Hard landing: how much is priced in?” – continua ad attendersi una crescita dei utili pari al 10%, ma sono pochi gli investitori che sembrano dare fiducia a queste stime”. Lo conferma arriva anche dalla propensione al rischio degli investitori del Vecchio continente: secondo Goldman sembra essere tornata ai livelli visti nella recessione del 2002.


Le ripercussioni si sentiranno anche nel vecchio continente. In particolare, in base alle stime formulate della banca d’affari americana e contenute un “modellino”, costruito ad hoc, il mercato europeo ad esclusione dei titoli finanziari sembra essere coinvolto per una percentuale pari al 30/40% nell’hard landing. E con molta probabilità, questa percentuale è destinata a salire nel breve termine secondo la loro view.