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Goldman Sachs: ecco cosa turba l’AD Blankfein. Mentre è attesa Bce, con alert bolle e Draghi in trappola

Il pericolo fenomeno che innervosisce il numero uno del colosso bancario. Mentre si attende qualche indicazione dal numero uno della Banca centrale europea.

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C’è qualcosa sui mercati che turba profondamente Lloyd Blankfein, numero uno di Goldman Sachs. Parlando in occasione del summit bancario di Handelsblatt, l’amministratore delegato del colosso Usa ha precisato di non credere che ci sia il rischio di una bolla simile a quella storica dei tulipani (nota come tulipomania). Ma è indubbio, a suo avviso, che ci siano elementi di disturbo, che lo innervosiscono.

“Il fatto che i rendimenti dei corporate bond siano più bassi dei dividendi delle azioni mi inquieta”. E  il punto è che “il problema più grande, l’ansia che pervade tutti, non sono relativi a un asset specifico, ma a questa sensazione diffusa che tutto sia salito per troppo tempo“.

Blankfein non ritiene che il contesto attuale sia quello della tulipomania, riferendosi alla bolla dei tulipani in Olanda, verificatasi nel 17esimo secolo, e simbolo degli eccessi presenti sui mercati. Tuttavia, non è pronto neanche a mettere la mano sul fuoco:

“Quando qualcosa accade, l‘80% del mondo ricorderà di esserne stato a conoscenza…con il senno di poi”.

Allo stesso tempo, il numero uno di Goldman Sachs ha ammesso di continuare a riporre fiducia nell’amministrazione di Trump e nella sua capacità di portare avanti l’agenda economica prefissata, nonostante le delusioni degli ultimi tempi.

Le dichiarazioni di Blankfein sul pericolo bolla ricalcano quelle di un altro banchiere: John Cryan, numero uno di Deutsche Bank. Che ha affermato di intravedere “segnali di bolle” nei mercati dei capitali.

“Stiamo assistendo ora a segnali di bolle in sempre più aree del mercato dei capitali in cui non pensavamo che si sarebbero presentate”, ha detto Cryan, puntando il dito contro la politica ultra accomodante della Bce, e lanciando un chiaro appello a Draghi, proprio alla vigilia della decisione sui tassi della banca centrale. Decisione che, come di consueto, verrà resa nota oggi alle 13.45 ora italiana, seguita poi dalle dichiarazioni che Draghi rilascerà nella conferenza stampa che inizierà alle 14.30.

“Apprezzo il recente annuncio della Federal Reserve e ora anche della Bce, in merito all’intenzione di porre fine in modo graduale alla politica monetaria accomodante”, ha sottolineato Cryan.

Una cosa è certa: in quello che sicuramente è un momento tra i più difficili di Draghi, finito nella trappola dell’euro – se dà ascolto ai falchi e avvia un tapering del QE rischia di innescare il fenomeno del Supereuro e mettere a rischio le esportazioni dell’Eurozona, con effetti negativi sulla ripresa economica dell’area; ma se rimane colomba rischia di alimentare i timori di una bolla speculativa – i banchieri di tutto il mondo lanciano l’allarme sia sulle conseguenze del permanere dell’era del denaro facile, sia sugli effetti che la fine della stessa potrebbe innescare.

Come ha fatto a luglio il numero uno di JP Morgan, Jamie Dimon che, riferendosi all’intenzione della Fed di iniziare a liberare il suo bilancio dal carico di asset in esso confluiti con i vari QE lanciati, ha detto chiaramente:

Non abbiamo mai assistito, prima, a QE del genere. E non abbiamo assistito mai neanche al loro successivo smobilizzo. Ci stiamo comportando come se sapessimo esattamente come andranno le cose, (il processo di smobilizzo degli asset QE), ma non è così“.