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Gli Usa e il denaro a basso costo

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Gli statunitensi hanno deciso di consumare di più, e si finanziano con il risparmio dei cinesi. Quando qualcuno consuma in eccesso, è probabile che le cause del trend vadano ben oltre la semplice disponibilità di denaro a basso costo.
Anche se l’economia mondiale mostra sintomi di dinamismo significativo, gli economisti sottolineano che con un tasso di crescita atteso pari al 4% esiste una forte preoccupazione per le possibili conseguenze derivanti dagli squilibri finanziari internazionali. L’attenzione degli esperti si concentra soprattutto sul deficit statunitense, che presenta come contropartita delle eccedenze rilevanti in altri paesi, ed in particolar modo nell’area asiatica.
Il dibattito su questo argomento ha provocato la nascita due linee di pensiero ben definite e differenziate: quelli che credono fermamente che nelle radici degli squilibri possa essere facilmente individuato l’eccessiva spesa pubblica statunitense, e quelli che imputano le colpe al comportamento tenuto dai paesi asiatici. L’ultimo gruppo sostiene che il ‘problema’ più grave da risolvere sia rappresentato dall’intensa propensione al risparmio di numerose popolazioni asiatiche. La diagnosi delle cause reali degli squilibri riveste un’importanza fondamentale. Se gli attuali squilibri fossero dovuti all’eccessiva propensione al risparmio dei paesi asiatici, la soluzione del problema imporrebbe ai cittadini statunitensi di stringere la cinghia.

E’ vero che l’elevato livello dei risparmi asiatici facilita il finanziamento del deficit nordamericano, ma da qui ad essere l’unica variabile in grado di provocare lo squilibrio statunitense ne passa di acqua. Immaginiamo che gli Stati Uniti decidano di risparmiare una quota più elevata del reddito. Cosa accadrebbe? Il nuovo trend Usa provocherebbe una minore offerta di debito a stelle a strisce sui mercati internazionali, e i tassi di interesse a lunga scadenza, tanto quelli nordamericani quanto quelli mondiali, tenderebbero a comprimersi ancor più rispetto ai risicati livelli odierni. L’ulteriore riduzione dei rendimenti obbligazionari comporterebbe un maggior livello di spesa in Asia, e un consequenziale calo del suo attuale eccesso di risparmio. Per altro verso, la perdita di capacità attrattiva del biglietto verde verrebbe compensata da una minore aspettativa di deprezzamento e, logicamente, ci ritroveremo a registrare minori flussi finanziari diretti verso i mercati statunitensi.

Quelli che credono in questo meccanismo di aggiustamento, argomentano che l’eccesso di risparmio asiatico è pilotato dalle banche centrali con una politica di accumulazione delle riserve apparentemente irrazionale (visto che i tassi di interesse sono bassi e permane un evidente rischio di deprezzamento del biglietto verde). La cosa più ragionevole consiste nell’ipotizzare che i dirigenti asiatici siano svegli quanto lo sono quelli dei paesi occidentali, e che abbiano le loro buone ragioni per accumulare attività finanziarie denominate in dollari. Una di queste ragioni potrebbe essere la vulnerabilità del sistema finanziario domestico.

L’intento dell’amministrazione statunitense di caricare la colpa del proprio deficit sulle spalle delle istituzioni finanziarie asiatiche, non trova sostegno nell’analisi dei dati che fotografano i flussi di investimenti e risparmio dei singoli paesi dell’area. In quest’ultimo lustro, la Cina ha aumentato la quota destinata ai risparmi per un ammontare pari all’8% del prodotto interno lordo ma, allo stesso tempo, ha fatto crescere i nuovi investimenti di una quota pari al 5% del Pil. Contemporaneamente, gli Stati Uniti hanno sperimentato una riduzione del proprio risparmio rispetto al Pil nell’ordine del 3%, mentre la quota destinata agli investimenti si manteneva stabile. Traducendo e semplificando: gli statunitensi hanno deciso di consumare di più, e si finanziano con il risparmio dei cinesi. Quando qualcuno consuma in eccesso, è probabile che le cause del trend vadano ben oltre la semplice disponibilità di denaro a basso costo. A cura di www.fondionline.it