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Gli strategist avvertono: allacciate le cinture di sicurezza, ma niente panico

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Che sia bull market maturo o recessione ci sarà ancora la possibilità di togliersi delle soddisfazioni con le azioni. Bisognerà essere selettivi, ma ci saranno. E’ questo il giudizio che si estrae dai commenti più recenti di alcuni tra gli strategist più autorevoli.


 

“Sarà sicuramente un viaggio sulle montagne russe, ma che vale la pena fare”, scrive ad esempio Ad Van Tiggelen, Senior Strategist di ING Investment Management, nella sua ultima monthly column. “Recentemente, il termine “bull market maturo” è stato usato regolarmente per descrivere l’andamento (dei mercati, ndr). Non è un caso. L’attuale fase di bull market, iniziata nel 2003, sta chiaramente entrando in una nuova fase”. Una fase che lo strategist definisce caratterizzata da un chiaro rallentamento nei profitti societari e da una durata solitamente di un paio d’anni. “L’attuale potrebbe durare altrettanto – aggiunge – qualora gli Stati Uniti riescano ad evitare la recessione, le Banca Centrali intraprendano una politica monetaria distensiva e le grosse operazioni di M&A continuino a nutrire l’ingordigia degli investitori.


 


Per Tiggelen sarà dunque fondamentale che gli Usa riescano a evitare la recessione. Solo due giorni fa però un allarme era venuto da un report di Merrill Lynch: la recessione potrebbe non essere così lontana. La casa d’affari partiva dalla presa d’atto del collasso dell’indice di fiducia elaborato dall’Università del Michigan, che negli ultimi quattro mesi è sceso di 15,4 punti, fino a 75. “Nei 30 anni della serie storica di tale indice – si leggeva nello studio – solo altre due volte si è assistito a una discesa dell’indice così veloce e di questa portata, nell’ottobre 2001 e nell’ottobre 1990, in entrambi i casi l’economia era ufficialmente in recessione”. Lo studio si concludeva così con un’inquietante domanda: “E’ possibile che la recessione sia già iniziata”?


 


E anche Teun Draaisma di Morgan Stanley solo 2 giorni fa avvertiva di prendere profitto sulle azioni aspettandosi esiti recessivi del rallentamento in corso e la fine del bull market azionario. Il tutto prima di aggiungere comunque di avere una sovraponderazione su pharma, utilities telecomunicazioni e materiali di base. Non è quindi tutto così nero?  Siamo ancora propensi a vedere il bicchiere mezzo pieno – scrive ancora Tiggelen – perché secondo noi sarà ancora possibile ottenere dei ritorni positivi dalle azioni nei prossimi 6-12 mesi. E’ necessario focalizzarsi sulle large cap, con bilanci solidi e crescita degli utili al di sopra della media, anche se a volte hanno valutazioni un po’ care. In fasi di bull market maturo, i titoli growth “genuini” generalmente diventano più cari”.


 


Dagli stessi presupposti si muove anche uno strategist di casa nostra, Alessandro Fugnoli di Abaxbank, nella sua nota settimanale pubblicata oggi. “In questo momento ci sembra pematuro parlare di fine dell’espansione globale” anche se “non ci possono essere dubbi sul fatto che il credit crunch, per quanto per il momento non devastante, rallenterà la crescita”. E anche per quanto riguarda le Borse non sarebbe il caso di farsi prendere dal panico: “Meglio non stare sovrappesati, mantenersi di norma neutrali, alleggerire qualcosa nell’ipotesi di un rally di fine anno e sfruttare la volatilità per abbassare i prezzi di carico. Un’economia globale in crescita moderata dovrebbe bastare a supportare i mercati, visti i livelli ragionevoli delle valutazioni”.