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Gli italiani e gli ETF. I replicanti compiono dieci anni dal loro approdo in Italia

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Decimo anniversario dallo sbarco in Italia degli Exchange Traded Funds, i fondi di investimento a gestione passiva che hanno debuttato nel nostro Paese nel 2002 (i primi 3 furono quotati il 30 settembre di quell’anno). A 10 anni di distanza il mercato conta masse gestite per quasi 18 miliardi di euro con un incremento annuo composto dal 2003 pari a circa il 50%.

Le ragioni del successo dei replicanti
In questi dieci anni il mercato degli ETF ha evidenziato un rapido processo di evoluzione. Gli investitori hanno via via scoperto gli ETF come duttile ed economica alternativa ai tradizionali fondi comuni d’investimento. “In un mondo in cui i prodotti di investimento vanno e vengono in un batter d’occhio, gli ETF hanno dimostrato che sono qui per rimanere e potrebbe essere considerato uno dei prodotti finanziari più innovativi negli ultimi due decenni”, afferma Deborah Fuhr, Managing Partner di ETFGI. Se in alcuni frangenti la volatilità del mercato può rendere gli investitori cauti sul mercato azionario, loro continuano a vedere negli ETF e negli ETP in generale degli strumenti utili per negoziare e questo è testimoniato dal fatto che le masse gestite dall’industria degli ETF ha continuato a crescere anche in contesti di debolezza dei mercati azionari. “A  rassicurante maggiormente – rimarca la Fuhr – è senza dubbio la crescita a tutto campo dell’industria degli ETF, in termini di attività, prodotti e il numero di utilizzatori”.

I numeri del mercato ETFPlus
Ad oggi il mercato ETFPlus di Borsa Italiana, suddiviso in tre segmenti (ETF indicizzati, ETF strutturati ed ETC/ETN), ha raggiunto dimensioni considerevoli con quasi 800 strumenti quotati (614 ETF e 184 tra ETC ed ETN). Forte l’accelerazione degli ultimi anni con gli strumenti quotati che si sono più che raddoppiati rispetto a tre anni fa e che a oltre metà del primo decennio di vita in Italia, ossia a fine 2007, risultavano solo 208. “Lo sviluppo del trading online in Italia dal 1999 in poi ha sicuramente creato un terreno fertile per la diffusione degli ETF presso i privati italiani” ha detto a ETFNews (www.etfnews.it) Marcello Chelli, referente per l’Italia dei Lyxor ETF. “La crescita degli ETF – sottolinea Chelli – è stata agevolata in questi anni anche dalla moltitudine di ETF su sottostanti spesso innovativi e poco coperti dai fondi tradizionali: tali ETF hanno intercettato bisogni nuovi e sono stati impiegati in un’ottica di market access”.

Gli italiani e gli ETF
L’apprezzamento degli italiani per questo strumento è testimoniato dal fatto che Borsa Italiana è ininterrottamente dal 2005 la prima borsa per contratti scambiati in ETF su piattaforma elettronica; una leadership confermata anche durante il 2012 con 11.400 contratti medi giornalieri, seguita da Deutsche Borse con 7.406 e Euronext con 6.898. Dalla quotazione del primo ETF fino a fine agosto 2012 sono stati realizzati su ETFplus, il mercato elettronico di scambio di questi strumenti, 15.562.481 contratti per un controvalore di 371,3 miliardi di euro. “Il mercato italiano degli ETF si posiziona ai primi posti a livello europeo – rimarca Pietro Poletto, responsabile del mercato ETFplus di Borsa Italiana –  ei il grande successo conseguito da questo strumento in Italia ha radici nella sua semplicità e flessibilità d’uso, nonché nella possibilità di negoziazione in tempo reale attraverso la piattaforma di Borsa Italiana”.
Il mercato EtfPlus ha mantenuto in questi anni la peculiarità di avere una forte componente retail che avvicina molto il mercato italiano degli ETF al contesto statunitense con la dimensione media dei contratti che risulta decisamente più contenuta rispetto a quella che caratterizza gli ETF quotati sulla Deutsche Boerse o il Lse di Londra. Nei primi 8 mesi dell’anno quasi la metà dei contratti, esattamente il 48,7% del totale, risulta di “piccola taglia” con entità inferiore ai 5mila euro.