Gli italiani dicono sì agli abbonamenti online di giornali e musica

Inviato da Redazione il Lun, 21/09/2009 - 12:28
L'ultima frontiera di internet saranno gli abbonamenti online. Per scaricare canzoni, film, ma anche per comprare i giornali. Emozioni quotidiane che con un click sono già disponibili in rete e che in molti sono disposti a "comprarle". Per queste due categorie merceologiche gli italiani sono propensi a spendere sulla rete, anzi addirittura a sottoscrivere un contratto di abbonamento con dati personali. E' questa la fotografia scattata dai tecnici della Nielsen 2009 dell'Osservatorio permanente sui contenuti digitali.

Il risultato di questo studio ha dello straordinario perché tratteggia un nuovo modo di approcciarsi degli internauti del Belpaese, che si sono lasciati alle spalle le paure di essere "fregati", e adesso sembrano essersi votati alla rete, anche al suo lato più frivolo, quello dello shopping. Secondo gli esperti della Nielsen la ragione di tutto questo è da ricercare nella passione per l'hi-tech che di anno in anno ha iniziato a catturare un pubblico sempre più ampio.

Alcune persone si sono evolute verso il computer, internet incluso, e questo sta facendo la differenza: da semplici lettori di notizie online sono, infatti, diventati attivi conoscitori dei meandri della rete e quindi abili fruitori anche di servizi più difficili. In particolare hanno risposto sì alla possibilità di sottoscrivere un abbonamento i navigatori più virtuosi, quelli che hanno maturato un uso consapevole delle tecnologie a un'elevata propensione al consumo di contenuti culturali.

Anche il settore dell'editoria potrebbe essere investito da questo interesse - degli abbonamenti - visto che quasi la metà dei navigatori ha dichiarato di leggere i quotidiani online, dei quali si aspetterebbe un numero maggiore di contenuti premium. Proprio su questo punto si sono messi al lavoro gli ingegneri della Google, che hanno deciso di diventare anche editori, mettendo online milioni di libri. Ma su questo terreno almeno in Italia c'è ancora da lavorare: infatti, solo un italiano su dieci crede nello sviluppo degli e-book.
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