Gli investitori preferiscono il mercato azionario e i Paesi sviluppati

Inviato da Alessandro Piu il Mer, 26/02/2014 - 11:41


Gli investitori non si fanno spaventare dalla recente volatilità dei mercati azionari e rimangono fiduciosi sulle prospettive dell'equity, in particolare quello dei Paesi sviluppati. E' il risultato del Schroders Global Investment Trends Report, uno studio che ha coinvolto 15.749 investitori in 23 Nazioni. Anche lo spaccato relativo all'Italia, con 1.000 investitori intervistati, conferma un aumento dell'ottimismo sulle opportunità di investimento nel 2014. 


Secondo il report l'82 per cento degli investitori intervistati a livello globale pensa di incrementare o lasciare invariata la quota di reddito destinata a investimenti e risparmi nel 2014 con il 70% intenzionato a puntare sulle azioni. Residuali le preferenze espresse per obbligazionario (18%) e liquidità (8%). Le percentuali sono simili a quelle rilevate sul campione italiano: il 67% pensa di investire nell'azionario contro il 34% ancora innamorato del reddito fisso.


In questo scenario le economie sviluppate torneranno ad essere le più gettonate. La fiducia nei confronti di Paesi come Usa ed Europa occidentale è notevolmente cresciuta rispetto a quanto emerso nello studio dello scorso anno. Il 31% del campione globale è pronto a investire su Stati Uniti e Canada, in forte crescita dal 18% del 2013, mentre il 27% pensa di scegliere l'Europa occidentale (dal 10% dell'anno precedente). Percentuali in crescita ma non ancora sufficienti a eguagliare il primato dell'Asia Pacifico che, con il 39% delle preferenze, mantiene il primato di regione dalla quale ci si attende il maggior potenziale di rendimento nel corso dell'anno. Anche per il 30% degli investitori italiani intervistati sarà l'Asia Pacifico a dare le soddisfazioni migliori ma la distanza rispetto alle attese positive sulle altre macroaree geografiche si riduce: il 27% ritiene l'Europa occidentale il mercato azionario più promettente mentre il 20% punta su Stati Uniti e Canada. 


Lo studio di Schroders mette in evidenza anche una certa esterofilia degli italiani. Solo il 21% degli intervistati propende per un investimento nel listino nazionale, che rimane comunque preferito agli altri, contro una quota del 41% del campione globale. 







 

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