Gli investitori predicano ottimismo. A Milano smacco per Eni: sfuma l'affaire Galp

Inviato da Micaela Osella il Lun, 07/02/2011 - 14:05

Le Borse europee stanno vivendo un lunedì all'insegna dell'ottimismo con l'indice Msci salito ai massimi da settembre 2008 sulla scia dei future di Wall Street. A dar fiducia ai listini contribuiscono le indicazioni positive arrivate dai risultati di alcune aziende e l'allentarsi delle tensioni in Egitto, almeno dal punto di vista del mercati, dove i Credit default swap, l'assicurazione sui rischi di default del Paese, sono piombati ai livelli più bassi da inizio febbraio. Gli operatori predicano ottimismo dopo il calo della disoccupazione negli Stati Uniti e  e nonostante la flessione oltre le attese degli ordini all'industria tedesca. Le prime indicazioni sull'apertura di Wall Street indicano un'ulteriore spinta al rialzo.

In Europa Francoforte guadagna lo 0,78%, Londra lo 0,73% e Parigi lo 0,95%, a Milano, il Ftse Mib sale dello 0,7% e il Ftse All Share dello 0,68%. A mettersi in evidenza sono soprattutto le banche con il Monte dei Paschi che mostra un rialzo del 3,11%. Acquisti anche sul Banco Popolare (+1,98%) che questa settimana andrà a completare l'aumento di capitale da due miliardi di euro. Mediobanca sale dell'1,87%, Mediolanum dell'1,61%, Unicredit dell'1,11% e Intesa Sanpaolo dell'1,01%. "Il mondo è corto di finanziari, un po' meno di 15 giorni fa, ma sempre cortissimo", segnala un capo sala operativa di una primaria banca italiana. "Si iniziano a vedere gli effetti dello spostamento dalle obbligazioni all'equity".

Non incide sulla performance delle azioni il cambio di giudizio firmato Mediobanca Securities che in una nota uscita questa mattina ha abbassato il rating sul settore finanziario tricolore ad underperform. Oggi gli operatori presteranno orecchio al discorso del presidente della Bce, Jean-Claude Trichet davanti al Comitato del Parlamento europeo fissato per le 14. Trichet ha tagliato le gambe la scorsa settimana a qualsiasi mossa a breve sui tassi, esprimendo il suo supporto ai livelli attuali. Se però i tassi dovessero muoversi verso l'alto nel corso del 2011, come alcuni economisti iniziano a ritenere possibile, la notizia sarebbe positiva per le banche che potrebbero spuntare qualche guadagno sul margine d'interesse.

Fra gli assicurativi, avanza Generali (+1,58%) che si appresta a rilevare una quota nella banca russa Vtb con un investimento fino a 300 milioni. Fiat sale dello 0,71% in attesa dell'incontro previsto in settimana fra l'a.d. Sergio Marchionne e il governo per capire le intenzioni del Lingotto in Italia. Arretra Telecom Italia (-1,12%) che paga la debolezza del settore in tutta Europa. Poco mossa Eni che si accontenta di spuntare un +0,11% a 18,15 euro perché è saltato il banco Galp. IL braccio di ferro con Petrobas non ha portato buone notizie. Nei giorni scorsi erano emerge chiare difficoltà relative al valore della partecipazione: Petrobras si era detta pronta a offrire tra i 3 e i 3,5 miliardi di euro, mentre la richiesta dell'Eni era nella forbice tra i 4 e i 4,5 miliardi.
 
"Galp Energia si è rivelata finora un ottimo investimento per Eni: dal 2000 a oggi la partecipazione in Galp ha generato un ritorno economico di circa 1 miliardo di euro e ciò escludendo la rivalutazione della partecipazione stessa, che supera i 3 miliardi di euro ai valori correnti di Borsa. Non abbiamo quindi alcuna fretta di vendere la nostra partecipazione". Così - interpellato telefonicamente dall'Ansa - l'a.d. di Eni Paolo Scaroni. "Lo faremo - ha aggiunto Scaroni - se e quando ci verrà fatta un'offerta che giudicheremo congrua. Le discussioni con Petrobras sono terminate perchè non abbiamo trovato una convergenza sugli elementi essenziali della possibile transazione. Comunque - ha concluso - stiamo continuando a valutare una serie di altre opportunità per la nostra quota nella società portoghese".
 
"Se la cessione di Galp saltasse, sarebbe negativo per Eni", segnalavano qualche giorno fa gli analisti di Equita. Il broker spiegava che la cessione di Galp non avrebbe avuto impatti diretti sulla valutazione, ma avrebbe permesso a Eni di cogliere immediatamente il target di deleverage prospettato per il 2013 e permetterebbe di realizzare una plusvalenza superiore ai 3 miliardi esentasse. Se Eni avesse mandato in porto la cessione, secondo gli esperti il gruppo avrebbe avuto un ritorno anche in termini di maggiore flessibilità finanziaria per qualche piccola operazione di m&a e per un profilo di crescita dei dividendi più rapido nei prossimi anni.
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