Gli hedge rilanciano: l'azionario salirà ancora, ma la crisi del credito non è finita

Inviato da Marco Barlassina il Mar, 09/10/2007 - 15:39

"Io sono bullish", "io lo sono più di te" e altre frasi di questo tenore hanno scandito l'ottimismo che si è respirato oggi al workshop "Andare oltre gli standard qualitativi nell'investimento in hedge funds" organizzato da Albertini Syz e che ha concentrato a Milano rappresentanti dell'industria italiana e internazionale dei fondi hedge.

 

 "La mancanza di fiducia ha affossato i mercati finanziari - ha esordito Ian Wace, ceo di Marshall Wace Fund Ltd - ma dal punto di vista fondamentale non è cambiato nulla. Non è vicino il rischio di un rallentamento dell'economia mondiale e l'azionario continuerà a salire anche se gli Usa dovessero entrare in recessione". Unica avvertenza di Wace: preferire le large cap, che "dopo il rerating determinato dalla crisi di agosto offrono valore".

 

Su quest'ultimo punto si è espresso in termini opposti Rudolf Bohli, portfolio manager di Rhine Alpha, che ha invece sottolineato i possibili spunti operativi nel mondo delle small cap, tra le più penalizzate dalla crisi. Grosse opportunità d'investimento, secondo Bohli, si nasconderebbero in alcuni titoli di società di piccole-medie dimensioni basate in Germania, area in cui, assieme alla Svizzera, Rhine Alpha concentra le proprie analisi. Tra i titoli in portafoglio Bohli ha citato i casi di Ksp, società tedesca leader nel mercato delle pompe, e  Hypo Real Estate.

 

Presente anche una rappresentanza per i Paesi emergenti. Florian Fenner di UFG asset management ha confermato la tesi rialzista, concentrando l'esposizione sul mercato russo. "La Russia è molto conveniente - ha spiegato - ed è sicura, perchè è un Paese che non ha debito". L'importante, secondo Fenner, è non puntare sulle società petrolifere (ad eccezione del titolo KazMunaiGaz su cui anzi la società mantiene una forte sovraesposizione), i cui destini sono troppo legati alla politica: "C'è anche altro in Russia oltre al petrolio, è lì che bisogna comprare", ha detto, citando tra i suoi preferiti il settore delle costruzioni, delle infrastrutture e dei metalli.

 

Note meno positive sono invece venute dai rappresentanti di fondi attivi sul mercato del credito. E' il caso di Claudio Macchetto di Paulson & Co. "Non crediamo che la situazione (sul mercato del credito, ndr) andrà a posto tanto in fretta - ha spiegato - il tasso di delinquency continua a salire per la diminuzione dei prezzi delle case" e "i problemi in questo mercato stanno ancora arrivando".

 

Input pessimista anche per Richard Brennan di Camulos Capital: "Noi siamo ribassisti per natura (Camulos investe in titoli distressed, ossia di società in difficoltà, ndr). Ci sono comunque 300-400 miliardi di dollari in obbligazioni ancora appesi al mercato. L'opportunità però è il ritorno ai fondamentali. Le banche di Wall Street segneranno delle perdite, ma i prodotti torneranno a livelli normali".

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