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Giù le Borse europee: soffiano forti i venti di guerra tra le due Coree

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Non bastava la crisi dei debiti sovrani a spazzare forte l’Europa. Adesso arrivano le tensioni sul fronte geopolitico a surriscaldare l’atmosfera sulle Borse del Vecchio Continente. La Corea del Nord ha bombardato l’isola sudcoreana di Yeopyeong e l’esercito della Corea del Sud ha risposto al fuoco. Il presidente sudcoreano, Lee Myung Bak, ha convocato una riunione straordinaria del suo consiglio di sicurezza per discutere della crisi nel Mar Giallo. Sono circa mille i soldati sudcoreani dislocati sull’isola di Yeonpyeon,g che si trova a 12 chilometri dalla costa nordcoreana, in un tratto di mare conteso fra le due Coree.

Lo scorso marzo, nella stessa zona, una corvetta sudcoreana era stata affondata da un siluro lanciato da unità navali nordcoreane, 46 marinari erano rimasti uccisi. Pechino, ha affermato un portavoce del ministero degli Esteri cinese, sta verificando se le notizie di uno scambio di colpi di artiglieria tra le due Coree corrisponda al vero ed esprime la propria preoccupazione per la situazione che si è venuta a creare. Una situazione incandescente che morde i principali listini europei, che avviano la seduta in netto caldo.

A Piazza Affari il Ftse Mib segna -0,79% e l’All Share -0,77%. Parigi cede lo 0,98%, Francoforte lo 0,88%, Madrid lo 0,98%. Londra arretra dello 0,62%. Che il sentiment non fosse dei migliori lo si è intuito da subito stamattina, guardando sui monitor i ribassi che stanno caratterizzando le Borse asiatiche appesantite nel finale di seduta dai venti di conflitto tra Corea del Nord e del Sud. Con Tokyo chiusa per festività, lo scivolone peggiore è stato accusato da Hong Kong, che si muove in calo di oltre due punti percentuali. Pesanti anche Mumbai, Giakarta, Shanghai e Singapore. Meno evidente il ribasso della Borsa di Seul, che ha perso lo 0,79%, ma solo perché ha chiuso poco prima della conferma dei colpi di artiglieria caduti in territorio sudcoreano.

In Europa la guardia resta alta sui timori che la delicata situazione finanziaria irlandese possa allargarsi anche ad altri paesi. Ieri sera il primo ministro irlandese, Brian Cowen, ha annunciato che scioglierà le Camere dopo il voto sulla finanziaria. “Non è una questione di liquidità, ma di solvibilità. È necessaria una massiccia ristrutturazione del debito”, osserva qualche analista, che teme per l’Europa un effetto contagio.
Secondo il lussemburghese Jean-Claude Juncker, che guida il gruppo dei ministri delle finanze dell’area euro, gli aiuti all’Irlanda potrebbero essere sotto i 100 miliardi di euro. Nonostante una mossa ormai quasi definita, sul mercato i nervi restano scoperti: “Sembra esserci una lenta realizzazione del fatto che questo non necessariamente marcherà la fine della crisi del debito sovrano nela zona euro”, ha spiegato un trader a Bloomberg News. Primo indiziato nei timori di contagio è il Portogallo. Ma gli operatori seguono anche da vicino la Spagna, la Grecia e non ultima l’Italia.