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Giornata storica per Fiat: al via l’ultima assemblea unica. Tanti i nodi da sciogliere

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Sotto la mole a Torino niente dopo oggi sarà più come prima. Ha il sapore di una giornata storica quella che Fiat sta per vivere: gli azionisti lo sanno bene, metteranno il sigillo su conti di un gruppo com’è stato finora e che dal 3 gennaio ha avviato un nuovo corso: un’unica società per l’auto e tutto il resto non c’è più. L’assemblea convocata questa mattina al Lingotto è l’ultima di una fase durata più di cent’anni e la prima di quello che Sergio Marchionne ha definito “un nuovo capitolo della storia dell’azienda”. L’appuntamento coi conti del primo trimestre di quest’anno sarà il prossimo passo di questa trasformazione: in quell’occasione verranno esaminati da due distinti consigli di amministrazione ossia quello di Fiat Spa per le attività auto e quello di Fiat Industrial per i camion dell’Iveco e i trattori della Cnh.


La vigilia del consiglio di amministrazione di Fiat è stata nel segno del lancio della nuova emissione obbligazionaria benchmark del valore di un miliardo di euro, effettuata da Fiat Finance and Trade, interamente controllata da Fiat Spa. Ed è stata un successo: le richieste ricevute dal pool di banche sono state così elevate da far scendere il rendimento al 6,375% invece del 6,5% previsto inizialmente. Si tratta di un’operazione, che servirà a rimborsare un prestito obbligazionario di Fiat Spa per oltre un miliardo di euro. Da qui riparte Marchionne oggi: davanti agli azionisti l’amministratore delegato del Lingotto indicherà gli obiettivi delle due società nate dallo spin off e affronterà la raffica di domande dei piccoli azionisti prima e della stampa dopo sulle principali questioni sul tappeto.

A cominciare dal punto interrogativo che ha diviso anche gli analisti nelle ultime settimane ossia il giallo del trasloco o meno della sede di Fiat dal quartiere generale dell’auto al Lingotto agli Stati Uniti dopo la fusione con la controllata americana Chrysler. Solo venerdì scorso è stata Reuters a pubblicare un lungo report/intervista su Fiat rilanciando l’ipotesi dello spostamento della sede Fiat in America, ipotesi che potrebbe essere il vero filo conduttore del 2011 a Torino. “Quella dello spostamento della sede di Fiat-Chrysler sarà una decisione dettata anche da questioni di adeguatezza economica ma che è già supportata dalle dichiarazioni di Exor, che si dice disponibile ad una diluizione in una realtà più vasta”, hanno osservato alcuni analisti. Da Fiat giungono rassicurazioni sul fatto che non è stata ancora presa una decisione in tal senso, “ma – ha spiegato con un pizzico di malizia un esperto – ciò non vuol dire che questo orientamento sia lontano da ciò che, con una pura logica di opportunismo industriale/finanziario potrebbe sembrare la soluzione più sensata”.


Un altro tema caldo su cui oggi a Torino verrà alzato il velo è anche quello dei contratti, dopo l’interruzione della trattativa sull’ex carrozzeria Bertone. Per la Fismic l’atteggiamento della Fiom rischia di far dirottare negli Usa l’investimento da 500 milioni per produrre un modello Maserati a Torino e di far perdere il lavoro a 1.100 persone da sei anni in cassa integrazione. Si parlerà anche probabilmente del futuro del sito produttivo di Termini Imerese, oggetto in questi giorni del confronto al ministero del lavoro dove sono all’esame i progetti delle aziende interessate a investire nel polo siciliano. I primi pretendenti al polo industriale di Termini Imerese, dove la Fiat cesserà la produzione a fine anno, si sono fatti avanti, raccontando ai sindacati le linee guida dei loro piani per il rilancio del sito. Tre in tutto gli incontri che si sono tenuti in questi giorni al ministero dello Sviluppo economico, la De Tomaso di Gian Mario Rossignolo, Biogen e Einstein Multimedia.


Faccia a faccia giudicati positivamente dai metalmeccanici che, però, hanno avvertito come la soluzione non possa che essere rappresentata dall’auto e come gli altri progetti siano solo di supporto. Ecco che, quindi, dopo Rossignolo gli occhi sono tutti puntati sul finanziere siciliano Simone Cimino, che, insieme all’alleato indiano Reva, scommette sull’auto elettrica. E non è affatto tramontata la proposta della Dr Motor, che si è presentata fuori dai tempi massimi, ma che non appena pronto il business plan potrebbe entrare a pieno nella short list vagliata da Invitalia, l’advisor del ministero di Via Veneto. Insomma, il lavoro per dare un futuro al sito termitano non finisce qui e il ministero avrebbe annunciato ai sindacati che ci saranno prossime convocazioni per altri incontri. Oggi intanto la parola la prenderà Marchionne.