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Giappone: stimoli da $116mld all’economia, Tokyo torna un investimento interessante

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Il Giappone s’è desto. Dopo anni passati ad arrancare per far quadrare i conti dello Stato, il Paese del Sol Levante ha decretato l’ora della svolta, e ha presentato, per bocca del neo eletto premier Shinzo Abe, un piano di stimolo da 116 miliardi di dollari. Obbiettivo: creare 600 mila posti di lavoro e tornare a innescare la crescita, almeno di due punti percentuali di Pil (nel terzo trimestre la congiuntura era in contrazione dello 0,9% trimestrale e del 3,5% annuo). L’annuncio ha portato una ventata di ottimismo a Tokyo, con la Borsa che ha terminato gli scambi toccando i massimi da 23 mesi a questa parte in progresso dell’1,4% a 10.801,57 punti. C’è però da chiedersi se l’impegno di Abe sarà sostenibile, perché si tratta di un colpo non da poco per il già dissestato fisco dello Stato, che lamenta già un rapporto debito/Pil al 220%.
Uno dei punti principali del piano sarà la ricostruzione dell’area di Tohoku, devastata dallo tsunami del marzo 2011, alla quale sarà destinato oltre un terzo del valore della manovra, dedicato anche alla prevenzione dei disastri. Un altro terzo sarà destinato alle misure a favore della competitività e un’ultima parte andrà a migliorare la spesa sociale.
Per arginare l’apprezzamento dello yen, la cui forza è un danno per le esportazioni, il Giappone userà le riserve estere di moneta per acquistare bond, in particolare quelli emessi dall’Esm, come annunciato nei giorni scorsi .
Più in generale, Abe ha in mente di dare nuova spinta all’economia attraverso una forte politica monetaria, un fisco flessibile e una strategia di crescita volta a stimolare l’investimento privato, che riceverà circa 20 miliardi di dollari in nuovi finanziamenti, e l’accesso ai capitali da parte delle economie locali, punto che vale circa 16 miliardi di dollari.
Ma resta il fisco il tallone d’Achille del governo di Tokyo. Il Fondo Monetario Internazionale non molti giorni fa è tornato a puntare il dito su un problema che potrebbe presto materializzarsi all’orizzonte giapponese. Si tratta della sostenibilità del sistema pensionistico, un problema per tutti quei Paesi che devono affrontare un alto tasso di senilità nella popolazione e, contemporaneamente, un basso tasso di rendimenti per i fondi pensione, che frena gli investimenti in questo senso e, quindi, i flussi di denaro disponibili.
In ogni caso, secondo l’ultimo report sul Giappone di ING Investment Management, il mercato con gli occhi a mandorla è da tenere d’occhio nel corso del 2013. “Gli investitori internazionali mantengono ancora un sottopeso sul Giappone“, notano gli analisti, “in attesa di vedere se i cambiamenti politici possano agire da catalizzatore e dare impulso alla borsa. A questo proposito, è degno di nota il fatto che i flussi sui fondi azionari giapponesi siano tornati in area positiva“.
“Noi riteniamo che gli esportatori saranno i primi a beneficiare dall’indebolimento dello yen”, continuano gli analisti. “E siamo anche positivi sulle società del settore industriale e dei materiali che potranno trarre vantaggio dagli investimenti in infrastrutture. Infine, vi potrebbero essere ricadute positive anche per i settori più legati ai consumi domestici a causa dell’aumento delle aspettative sulla crescita nominale. Bisogna anche ricordare che il mercato giapponese è sostenuto da altri elementi. Le valutazioni sono basse, non solo guardando ai dati storici della Borsa di Tokyo, ma anche in rapporto agli altri mercati sviluppati. Tutto ciò fa del Giappone un investimento di sicuro valore. Il dividend yield, inoltre, è del 2,4%. Eccetto per un breve periodo dopo la crisi di Lehman Brothers, si tratta del più alto livello sin dai primi anni ’70”.