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Giappone: gli analisti credono nell’Abenomics, Nikkei visto sui massimi dal 2007

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Abenomics. E’ stato coniato un nuovo termine per le politiche economiche promosse dal Governo giapponese di Shinzo Abe e dalla Bank of Japan di Haruhiko Kuroda e che hanno posto il Paese del Sol Levante sotto i riflettori degli investitori internazionali. Considerata da tutti il progetto più audace degli ultimi anni, l’Abenomics ha un obiettivo molto ambizioso: permettere al Giappone di uscire da un lungo periodo di deflazione. I market strategist di IG, Filippo Diodovich e Vincenzo Longo, nel report “Giappone: Tora! Tora! Tora!” presentato oggi a Milano hanno illustrato i punti di forza dell’Abenomics e i rischi associati, cercando di valutarne le possibilità di successo.

La politica monetaria aggressiva di Kuroda
L’Abenomics, ricorda IG, è composta da tre pilastri o, come definiti dallo stesso Abe, frecce: una politica fiscale flessibile, riforme strutturali per la crescita e una politica monetaria aggressiva. In particolare su quest’ultima, il governatore della BoJ Kuroda ha lanciato un piano di quantitative easing senza precedenti: il Quantitative and Qualitative Monetary Easing. Lo scopo, spiegano da IG, è quello di stabilizzare il tasso d’inflazione intorno al 2% entro il 2015 attraverso l’espansione della base monetaria dai 1.400 miliardi di dollari attuali a 2.800 miliardi. Le operazioni di mercato aperto riguarderanno principalmente i titoli di Stato (JGB) per circa 70 miliardi di dollari al mese. La vera sfida per la BoJ, a detta degli esperti, sarà quella di innalzare il tasso d’inflazione evitando un eccessivo rialzo dei tassi d’interesse nominali sui titoli di Stato.

Abenomics: obiettivi e scenari
L’Abenomics si pone tre obiettivi: il tasso d’inflazione al 2% nel 2015, la crescita del Pil reale pari al 2% nel prossimo quinquennio e la riduzione del deficit/Pil al 188% entro il 2020. Per gli analisti di IG, i rischi che potrebbero ostacolare il raggiungimento di questi target sono la sostenibilità del debito, la crescita dei salari nominali, gli effetti recessivi dell’innalzamento della tassa sui consumi, le tensioni geopolitiche e i rapporti con la Cina, oltre agli effetti negativi di un rallentamento dell’economia globale. Il Giappone tuttavia, fa notare IG, ha dei punti di forza come la credibilità del piano di Abe che ha incontrato fin da subito un grande consenso popolare; la stabilità politica del governo guidato dal presidente del LDP che permetterà di portare avanti le riforme strutturali necessarie per l’accelerazione della ripresa economica; ma anche il più alto tasso di risparmio al mondo e un tasso di disoccupazione molto basso, al di sotto del 4%.

Tenendo conto di questi fattori, i market strategist di IG hanno individuato quattro scenari possibili futuri. “Abbiamo fissato una probabilità molto elevata (pari al 50%) per quanto riguarda lo scenario B, caratterizzato da una crescita importante del Pil e dell’inflazione senza, tuttavia, raggiungere gli obiettivi ambiziosi prefissati dal Governo. Difficilmente ci sarà, invece, un successo totale per Abe, la probabilità che abbiamo fissato è infatti pari al 20% (scenario A). Per quanto riguarda le possibilità di insuccesso dell’Abenomics sono state fissate pari al 30% (25% per uno scenario negativo e solamente 5% relative a un fallimento totale del progetto)”.

Le view di Ig sul Giappone per il 2014
Ig si aspetta che i tassi d’interesse nominali sui JGB possano tornare al ridosso del 2% nei prossimi mesi a seguito di rischi interni, legati alla veloce ripresa dei prezzi al consumo e alle massicce vendite sui titoli di Stato e rischi esterni, legati al tapering della Fed. “La volatilità – affermano gli esperti – potrebbe spingere la BoJ a intervenire sul mercato, innalzando gli acquisti mensili di titoli di Stato a 90/100 miliardi di dollari, dai 70 attuali. Non ci sentiamo di escludere neanche un taglio del merito creditizio da parte delle agenzie di rating se i tassi dovessero superare il 2%”. In particolare, IG ritiene che Standard&Poor’s potrebbe essere la prima a prendere una simile decisione, visto l’outlook negativo che pende da oltre due anni.

“Sul fronte valutario, riteniamo che lo yen possa deprezzarsi ulteriormente, anche se in misura inferiore rispetto all’ultimo anno, grazie a un ritorno dell’avversione al rischio tra gli investitori in vista del tapering della Federal Reserve. A causa di ciò, il deprezzamento della divisa nipponica potrebbe essere più marcato verso il dollaro statunitense. Il cross dollaro/yen potrebbe tornare in area 115, top di fine 2007. Sull’euro/yen, la tendenza rialzista potrebbe evidenziare nel corso del prossimo anno una decelerazione, a causa della politica monetaria espansiva della Bce”.

Sinzo Abe-premier GiapponePer IG “il comparto azionario dovrebbe beneficiare sia della ripresa dei consumi interni, sia della crescita dell’export, grazie al deprezzamento dello yen. Le pressioni sui margini derivanti dall’aumento dei salari dovrebbero essere più che compensate dalla crescita dei ricavi. Crediamo che la tendenza rialzista sia più marcata per il comparto bancario. La riduzione dell’esposizione sui titoli di Stato da parte delle banche potrebbe migliorarne la qualità degli attivi, ottimizzando il rapporto rischio-rendimento”.

In conclusione, gli analisti ritengono che l’atteggiamento ultra accomodante in Giappone possa richiamare l’attenzione degli investitori internazionali, soprattutto in scia alla partenza del tapering, visto come una minaccia per gli indici di Wall Street. “Guardando all’economia reale bisognerà attendere ancora qualche anno prima che l’Abenomics possa mostrare appieno la sua forza”, spiegano da IG convinti che l’indice Nikkei 225 possa tornare nell’arco dei prossimi mesi ai massimi dal 2007, a quota 18.400 punti.