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Giappone: economia rischia ricaduta recessiva, BoJ verso aumento QQE il 30 ottobre

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La Bank of Japan (BoJ) prepara una nuova tornata di allentamento quantitativo. I segnali di debolezza dall’economia nipponica e l’affievolirsi della possibilità del rispetto dei tempi previsti per il raggiungimento del target di inflazione stanno alimentando le attese di un incremento del QQE (quantitative and qualitative easing program) della Bank of Japan entro fine anno. L’istituto centrale nipponico ieri ha confermato la politica monetaria con espansione della base monetaria al ritmo di 80 mila miliardi di yen l’anno. 
La prima occasione per ritoccare al rialzo il QQE sarà il prossimo meeting del 30 ottobre con diversi analisti che ritengono probabile un intervento a fine mese quando l’istituto diffonderà anche le nuove stime economiche, già riviste al ribasso tre mesi fa. 

Segnali poco confortanti da economia, inflazione ancora a zero 
Gli ultimi riscontri hanno visto la produzione industriale scendere a sorpresa anche ad agosto (-0,5% m/m), con l’indice Tankan manifattura in calo nel terzo trimestre. Allo stesso tempo è tornato il rischio deflazione complice la caduta estiva dei prezzi del petrolio: il tasso di inflazione core, ossia esclusi alimentari ed energia, ha mostrato ad agosto un calo dello 0,1% su base annuale, primo calo in oltre due anni.
“I dati sull’economia giapponese continuano a indebolirsi. La contrazione della produzione industriale riportata ad agosto ci spinge a rivedere al ribasso le nostre previsioni sul PIL – rimarca David Basola, responsabile per l’Italia di Mirabaud AM – e la crescita nel terzo trimestre (i cui dati verranno rilasciati a metà novembre) potrebbe essere più debole e il rischio di scivolare di nuovo in recessione, registrando due trimestri consecutivi di calo del PIL, è ormai significativo”. L’esperto di Mirabaud AM ritiene quindi possibile che la Bank of Japan annuncerà il primo, ulteriore stimolo il 30 ottobre, quando la Banca centrale rivedrà le sue previsioni macro, rivedendo molto probabilmente al ribasso l’inflazione e le prospettive di crescita.
Sul fronte valutario, in caso di ampliamento del QQE, la riunione del 30 ottobre “potrà essere l’occasione per far scendere lo yen, come è avvenuto l’anno scorso, portando il cambio almeno a 125 USD/JPY”, sottolineano gli analisti di Intesa Sanpaolo. 
Politica monetaria più aggressiva che potrebbe essere accompagnata da nuovi stimoli fiscali con una nuova tornata di Abenomics. “L’inflazione è circa pari a zero e l’aggiustamento valutario degli emergenti ha un impatto deflazionistico sul Giappone e circolano già rumor su un atteggiamento più aggressivo da parte del governo di Abe sul fronte fiscale“, aggiunge Olivier Beffy, capo economista di Exane BNP Paribas. 

Il mese scorso Standard & Poor’s ha ridotto il merito di credito del paese del Sol Levante a “A+/A-1” dal precedente “AA-/A-1+” rimarcando come tra il 2011 e il 2014 il reddito pro-capite in Giappone è passato da quasi 47 a 36 mila dollari e, al di là del forte deprezzamento del tasso di cambio tra yen e dollaro, è frutto di una crescita fiacca e della debolezza dei prezzi. Secondo S&P l'”Abenomics”, ossia il mix monetario fiscale volto a  far ripartire l’inflazione e l’economia giapponese, non riuscirà a invertire il trend nel giro dei prossimi 2-3 anni.