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Giappone: ecco gli impatti del sisma sui settori europei secondo gli analisti

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Gli occhi di tutto il mondo rimangono sul Giappone. Le conseguenze, ancora incalcolabili, del terremoto e dello tsunami, che hanno colpito venerdì scorso la regione nord orientale del Paese, si uniscono all’allarme nucleare dell’area di Fukushima, facendo tremare anche l’Europa. Il dramma del Giappone potrà infatti avere un impatto a livello macro: le perdite subite potrebbero avere un peso stimato intorno all’1% del Pil nipponico, anche se alcuni analisti vedono costi pari a 175 miliardi di dollari, pari a circa il 3% del Pil. Stime che fanno temere un nuovo rallentamento della ripresa economica. Ma l’effetto del sisma è evidente anche sulle Borse del Vecchio continente, dove diversi settori vengono coinvolti direttamente dall’evento, mentre altri potrebbero addirittura avvantaggiarsi.

 

Esposizione dei settori europei al Giappone: i maggiori impatti…

In Europa tra i titoli maggiormente impattati dal terremoto e dal conseguente tsunami sono quelli delle compagnie di ri-assicurazione, come Swiss Re, Munich Re e Hannover Re. Secondo quanto stimato da AIR Worldwide, il settore potrebbe affrontare costi pari a 35 miliardi di dollari legati al sisma (senza tenere conto del maremoto). Una cifra che però non dovrebbe infliggere una definitiva inversione di tendenza ai titoli assicurativi, secondo Credit Suisse, che fissa il pericolo con perdite superiori a quelle dell’uragano Katrina-Rita-Wilma del 2005. Anzi la debolezza di questi giorni avrebbe reso i titoli del comparto ancora più convenienti e quindi più interessanti nel breve termine.


Altro sorvegliato speciale è il settore delle utility, con le società nucleari sotto pressione dopo l’allarme scattato in Giappone. I crescenti timori hanno messo un freno ai programmi di sviluppo nucleare in Europa. La Germania ha sospeso per tre mesi il previsto prolungamento della vita dei 17 impianti nucleari nel paese e ha chiuso temporaneamente i sette reattori più vecchi, mentre la Svizzera ha interrotto le autorizzazioni per la costruzione di nuove centrali. Dalla seconda metà dell’anno verranno poi avviati gli stress test su 143 centrali dell’Unione Europea, così come deciso ieri dai 27 ministri dell’Energia riuniti a Bruxelles. L’azione direttamente coinvolta è la francese Areva, che produce impianti nucleari, ma anche quelle, come Enel, per cui si apre il discorso di un potenziale aumento del prezzo del gas. 


Anche i titoli del lusso hanno subito pesanti perdite tra ieri e lunedì sul timore che il calo della domanda da parte del Giappone possa intaccare la loro profittabilità. Il Giappone infatti ricoprirebbe l’11% delle vendite globali. “Crediamo che l’impatto sul comparto potrebbe essere piuttosto significativo visto che il Giappone rappresenta il maggior mercato del lusso a livello mondiale”, hanno dichiarato gli analisti di Nomura, precisando però che già da tempo la Cina era vista come un valido sostituto. Secondo il broker giapponese, Richemont e Adidas “potrebbero essere le società più negativamente impattate”. Meno rischi, grazie a una più bassa esposizione verso il Giappone, per Tod’s, Luxottica e Burberry.


I prossimi mesi potrebbero essere più difficili per il comparto europeo delle quattro ruote, perchè “oltre ai rincari dei prezzi dei carburanti, conseguenti all’instabilità politica del Sud del Mediterraneo, si potrebbero aggiungere gli eventuali contraccolpi del blocco produttivo forzato dei produttori giapponesi, e dell’eventuale protrarsi delle difficoltà di accesso alle reti infrastrutturali ed elettriche per il Paese”, suggerisce oggi Eugenio Razelli, presidente di Anfia. Nei giorni scorsi infatti le maggiori case automobilistiche giapponesi, Honda, Toyota e Nissan, hanno deciso di chiudere i loro stabilimenti. Non solo. Secondo gli analisti di Nomura, tra i maggiori gruppi aziendali, Nissan,  in partnership con la francese Renault sulle auto elettriche, potrebbe essere quella più colpita dalle perdite.


Non mancano anche i titoli delle compagnie aeree, che vedono aeroporti chiusi in diverse città del Giappone. Gli impatti indiretti dell’evento potrebbero essere più importanti rispetto a quelli diretti (ad esempio sulla crescita dell’economia mondiale, i tassi di cambio, i costi dei carburanti) provocando una pressione sui prezzi, dal Giappone verso altri mercati. Tra le compagnie aeree europee più esposte Citi cita Finnair, Alitalia ed Air France-Klm.

Ancora incertezza dell’impatto del terremoto sul settore elettronico. “Sebbene l’impatto sui profitti sia ancora incerto – sostiene Nomura – i danni stanno gradualmente diventando più chiari grazie ai comunicati diffusi dalle società”. Anche se l’effetto diretto sulle linee di produzione sarebbe basso, molto dipenderà dalla ripresa della distribuzione e dall’approvvigionamento. Tra i nomi europei dei chip compare Stmicroelectronics, ma anche Ericsson. Il gruppo svedese ha un’esposizione pari a circa il 7-10% al Giappone. Per questa ragione gli analisti di Citigroup stimano un impatto pari al 10% a livello di Ebit. Sony Ericsson ha un’esposizione al 20%, che potrebbe pesare sull’ebit del 22/25%. Tra le meno colpite Alcatel (esposizione del 5%).
 


…i minori impatti


Tra i settori con una limitata esposizione al Giappone, compare quello aerospaziale e della difesa. “Vediamo un limitato impatto della crisi giapponese sui titoli del settore aerospaziale e delle difesa  – spiegano da Citigorup – vista la bassa esposizione al Paese nipponico”. In particolare, per i titolo della difesa, il Giappone rappresenta 1-3% dei profitti dei contractor, così l’impatto della caduta della domanda potrebbe avere effetti limitati sugli utili. Non solo, i budget di spesa non verrebbero intaccati.


Nessun impatto materiale diretto anche per le banche europee e nessun scossone in arrivo per i produttori di birra del Vecchio continente, come Heineken, Carlsberg e SabMiller, che hanno un’esposizione nulla nel Sole Levante.  “Il settore delle costruzioni – aggiungono gli esperti della banca americana – ha un’esposizione irrisoria al Giappone”. Minimamente esposte solo Lafarge e Saint Gobain (circa l’1% delle vendite), ma visto i numeri l’evento non impatterà sulle azioni.


Stesso discorso vale per il settore delle infrastrutture continentale, con Vinci, Ferrovial, Atlantia ed Eiffage che non sono presenti sul territorio giapponese. Anzi, i lavori di ricostruzione potrebbero rappresentare una spinta favorevole a questo comparto. Impulso positivo anche per i titoli delle energie rinnovabili. Il mercato sembra ormai scommettere che la crisi dell’atomo del Giappone favorirà soprattutto i produttori di energia alternativa.

 

(di Daniela La Cava e Valeria Panigada – Riproduzione riservata)