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Giappone, i dubbi macroeconomici frenano il recupero delle azioni

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Nel 2005, i fondi che investono in titoli azionari nipponici si sono trasformati in una delle opzioni più interessanti per i sottoscrittori. I dati dei flussi di patrimonio a livello europeo calcolati da Lipper, collocano i fondi appartenenti a questa categoria tra quelli che hanno beneficiato dei più elevati flussi netti di denaro. Il trend ha permesso a questi fondi – pur non essendo tra quelli che possono contare sui patrimoni più ingenti – di chiudere l’ultimo trimestre del 2005 in testa alla classifica dei flussi netti di investimenti per categoria. Il buon momento della raccolta ha assorbito anche il mese di gennaio 2006 con 6.600 milioni di euro di sottoscrizioni nette, spingendosi fino ad aprile (ultimo mese in cui questa categoria ha mantenuto la leadership in termini di raccolta). Da allora, la correzione dei mercati iniziata ai principi di maggio ha influenzato negativamente anche i mercati azionari del paese del Sol Levante. L’indice di riferimento (il Nikkei 225) ha perso 3.500 punti da fine aprile a metà giugno (una caduta del 20% rispetto al massimo di 17.500 punti), accusando una contrazione superiore a quella registrata dai principali indici degli altri paesi industrializzati (nordamericani ed europei). Il dietro-front del Nikkei ha avuto ripercussioni immediate sui flussi di patrimonio, con gli investitori europei ed internazionali che hanno iniziato a prendere le distanze – almeno temporaneamente – dalla Borsa giapponese. Nelle ultime settimane si sta verificando una ripresa in linea con quella sperimentata dai principali indici mondiali, ma a differenza di questi ultimi, gli indicatori nipponici sono ancora lontani dai massimi raggiunti durante la scorsa primavera. L’economia nipponica si trova al centro dell’attenzione degli operatori internazionali a causa dei dubbi relativi all’evoluzione seguita dai suoi dati macroeconomici. E’ probabile che la maggiore preoccupazione riguardi il percorso tracciato dall’inflazione. La deflazione è stato uno dei problemi endemici dell’economia giapponese nel corso dell’ultimo decennio. La diffusione di dati positivi sull’evoluzione dei prezzi al consumo (+0,6% in luglio) sembrava una conferma dell’archiviazione di questo problema. La crescita dei prezzi ha convinto la Banca Centrale del Giappone ad alzare i tassi di interesse dello 0,25%, ponendo fine alla politica monetaria dei tassi zero. Una recente revisione del calcolo dell’Ipc giapponese, con un’attualizzazione del paniere di prodotti e servizi, si è trasformata in una riduzione del tasso di inflazione più intensa del previsto. Il dato di luglio si è trasformato in un +0,2%. Alcuni pensano che la Bank of Japan sia stata troppo precipitosa nell’alzare i tassi, e che gli altri dati negativi diffusi in agosto possano rimettere in discussione la solidità della ripresa giapponese. Tuttavia, non bisogna sottovalutare i rischi derivanti da una lettura dei dati ancorata ad un’analisi di breve periodo. Crescita del Pil, disoccupazione e produzione industriale continuano a fornire indicazioni positive, e quel che è più importante per l’outlook di medio periodo, la produttività sta cominciando a crescere lentamente, alla pari dei salari. Dal punto di vista degli investitori, è logico che il nervosismo si sia impadronito della maggioranza di essi (visto che il deprezzamento delle Borse è stato seguito da una forte svalutazione dello yen). Per questi motivi, le performance in euro dei fondi azionari nipponici si trovano in territorio negativo: nei primi otto mesi dell’anno perdono il 9,74%. Non bisogna tuttavia dimenticare che la performance media offerta da questa categoria negli ultimi dodici mesi è del +14,39%. A cura di www.fondionline.it