Giappone: come per l'OMT europeo, l'Abenomics rappresenta solamente un ritorno alla normalità

Inviato da Riccardo Designori il Mar, 28/05/2013 - 13:13

Di seguito pubblichiamo il commento settimanale sull'attuale situazione macroeconomica di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas. Reduce da un viaggio negli Stati Uniti, l'esperto evidenzia come gli occhi degli investitori statunitensi al momento non siano più puntati verso l'Europa ma verso il Giappone. Per Beffy se il 2013 si annuncia dunque come l'anno di Abe, l'Abenomics, ossia la politica monetaria fortemente volute dal Primo ministro giapponese, rappresenta solamente un ritorno alla normalità dopo 4 anni di politica monetaria restrittiva e di sopravvalutazione dello Yen.




La scorsa settimana ho avuto l'occasione di incontrare alcuni investitori della East-coast. Questa volta le domande sull'Europa sono state molto meno numerose del solito. Gli occhi degli investitori sono, infatti, puntati ad ovest. E se il 2012 è stato l'anno di Draghi, possiamo già affermare che il 2013 è l'anno di Abe.




Sorprendentemente, alcuni, sono ancora scettici riguardo al rally che si sta verificando sui mercati giapponesi. Uno scetticismo che può essere paragonato a quello, dello scorso novembre, sull'efficacia dell'OMT. Ad ogni modo, come per l'OMT, l'Abenomics rappresenta solamente un ritorno alla normalità dopo 4 anni di politica monetaria restrittiva e di sopravvalutazione dello Yen. In termini di tassi di cambio reali lo Yen è tornato appena sui suoi livelli di inizio 2008. Pertanto, il recente deprezzamento dello Yen, non rende la valuta giapponese particolarmente debole e non è da escludersi un deprezzamento ulteriore nei prossimi mesi.




Il Giappone affronterà la sua principale sfida l'anno prossimo (ora è certamente troppo presto per avere timori) quando Abe deciderà di imporre una tassazione maggiore su un'economia più forte. È logico che il deprezzamento dello Yen stia incrementando i margini delle imprese giapponesi. Tuttavia la maggior parte delle società nipponiche globali ha delocalizzato la produzione negli anni passati, una reazione alla sopravalutazione dello Yen. Come dimostrato dai deludenti risultati dell'export, ciò significa che le compagnie giapponesi sono ormai meno sensibili alle fluttuazioni della valuta e che l'economia giapponese potrebbe reagire meno di quanto atteso alla debolezza del tasso di cambio. Inoltre, vi sono dubbi riguardo all'efficacia potenziale delle riforme strutturali di Abe nel dare un'accelerazione alla crescita giapponese.




Se il Giappone é il principale interesse degli investitori americani, l'Europa rappresenta, invece, un'opportunità di trading. Nel Nuovo Continente il principale timore é perdere una potenziale sovra-performance degli asset europei determinata da un'azione decisiva della BCE. Tuttavia prima delle elezioni tedesche in settembre, appare come poco probabile che l'organismo possa lanciare un'azione di notevole impatto e sembra che dal Vertice Europeo di giugno possano risultare solamente misure di minore portata. Le discussioni riguardo un'espansione del bilancio della BCE dovrebbero comunque intensificarsi prima della fine dell'anno dato che continua a registrarsi un trend deflazionistico nell'Eurozona.




Essendo tornato dagli USA, non mi soffermerò a parlare soltanto di Giappone ed Europa. Per quanto riguarda l'economia a stelle e a strisce, sono rimasto impressionato dal cambio di atteggiamento da parte degli investitori americani nei confronti del mercato immobiliare. Forse non dovrei essere sorpreso da questa situazione dato che il nostro economista che si occupa di seguire l'area, JB Pethe, aveva annunciato un cambio di rotta del mercato immobiliare ad inizio anno. Una view condivisa attualmente dal consensus. Gli investitori USA stanno comprando real estate, mostrando un tangibile entusiasmo riguardo al mercato immobiliare del loro paese.




Argomento di discussione del mio soggiorno oltreoceano sono stati anche i toni leggermente meno accomodanti della Fed. Sebbene alcuni investitori stimino che l'organismo possa diminuire l'acquisto di asset a partire da giugno, riteniamo che questa aspettativa sia troppo prematura. Va evidenziato che quando cio' accadrà, la riduzione del ritmo di acquisto della Fed sarà più che compensata dal QE giapponese. Tenuto conto dell'eccesso di risparmio a livello mondiale non ci aspettiamo, dunque, un significativo aumento dei tassi a lungo. La maggiore incertezza nel breve termine riguarda l'impatto della restrizione fiscale sui consumi americani. Il rallentamento temporaneo dell'attività economica negli Stati Uniti è ormai una view condivisa dal mercato ma, tenuto conto di un policy mix negativo, ci troviamo in un momento cruciale e l'andamento dei leanding indicators nei prossimi mesi sarà di fondamentale importanza.




In conclusione, tutti sono stati bullish sui mercati azionari nei mesi scorsi. In dollari, la gerarchia è abbastanza chiara: dall'inizio dall'anno, l'equity giapponese ha guadagnato il 20%, quello americano il 16% mentre l'Europa è in ritardo con uno scarso incremento del 6% e le azioni BRICs hanno avuto un leggero calo. Come ha detto un investitore canadese "tutti odiano questo rally perché la liquidità é disconnessa dai fondamentali macroeconomici". Infatti, dal 2009, gli asset finanziari hanno aumentato il proprio valore di circa150 trilioni di dollari Usa  mentre il PIL mondiale di appena 10 trilioni. In un tale contesto, fintanto che la locomotiva americana rimane sui binari alimentata dall'entusiasmo, la liquidità continuerà a non tener conto dell'andamento economico. Ma la dipendenza della crescita mondiale dagli USA non è priva di rischi.
COMMENTA LA NOTIZIA