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Il Giappone abbandona la politica monetaria ultra- espansiva

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La Bank of Japan ha deciso ieri – dopo due giorni di riunioni – di porre fine alla politica monetaria ultraespansiva applicata durante gli ultimi cinque anni, caratterizzata da tassi di interesse vicini allo zero e dalla continua iniezione di ingenti quantità di denaro nel sistema finanziario, nel tentativo di sostenere l’attività economica e la dinamica dei prezzi interni.

‘I tassi di interesse continueranno a mantenersi ancorati allo 0,1% per alcuni mesi, per posizionarsi poi su livelli molto bassi per qualche trimestre, prima di entrare in una fase di aggiustamenti al rialzo’, ha annunciato il presidente della Banca Centrale nipponica ( Toshihiko Fukui) nel corso della conferenza stampa tenutasi ieri. Il governatore ha precisato che l’eccesso di liquidità ammonta a 30 miliardi di yen ( circa 215.000 milioni di euro), e che tale livello sarà mantenuto anche nel prossimo mese. Il responsabile della BoJ ha sottolineato che si assisterà ad una graduale riduzione di tale ammontare nel corso dei prossimi trimestri.

Dal marzo del 2001, la Banca emittente inondava di liquidità il sistema finanziario, usando la bilancia delle partite correnti come strumento principe per il controllo della politica monetaria ( necessaria al mantenimento dei tassi di interesse a breve termine vicini allo zero). Quanto saliranno i tassi di interesse? ‘La velocità della transizione da una politica anti- deflazionista ad una anti- inflazionista dipenderà dall’andamento dell’economia’, ha aggiunto il governatore, facendo capire che può contare su un ampio margine di manovra.

L’ultima istantanea della crescita economica giapponese ha evidenziato una ripresa che cerca di farsi spazio in un ambiente fortemente condizionato dalle pressioni politiche. In siffatto contesto, la Bank of Japan ha deciso – con sette voti a favore e uno contrario – di riabbracciare il sistema convenzionale di controllo della massa monetaria ( denaro in circolazione e depositi), basato sulla correlazione diretta tra tassi di interesse interbancari e andamento dell’inflazione. L’indice dei prezzi – dopo aver sperimentato contrazioni dei prezzi che hanno alimentato la deflazione – ha registrato tre trimestri di crescita.

La politica monetaria dei tassi zero è stata la reazione agli eccessi degli esuberanti anni ottanta, quando si crearono più bolle speculative, tanto in Borsa ( con l’indice Nikkei vicino ai 40.000 punti ( più del doppio della quotazione odierna), che nel mercato immobiliare, i cui prezzi si quintuplicarono (e che, oggi, non hanno ancora recuperato i livelli toccati nel 1990).

La novità più rilevante consiste nella determinazione di un obiettivo di inflazione compreso tra lo 0% e il 2% ( che dimostra la volontà di tirarsi fuori dalle sabbie mobili della deflazione). Il ritmo della crescita economica giapponese suggerisce che i tassi di interesse si muoveranno al rialzo nei prossimi mesi, completando il ciclo rialzista che sta interessando la maggior parte delle economie industrializzate. L’annuncio della BoJ ha avuto un effetto immediato sul listino azionario domestico. L’indice Nikkei ha chiuso la seduta con un balzo del 2,62%, superando i 16.000 punti per la prima volta da febbraio.

Nel breve termine, l’annuncio di Toshihiko Fukui si traduce nell’abbandono della politica di ‘ ammorbidimento monetario quantitativo’ seguita dalla BoJ per incrementare la massa monetaria con l’acquisto di ingenti quantità di titoli di Stato. Dopo un decennio di rallentamento economico e tre recessioni ( un fenomeno senza precedenti in un’economia sviluppata nel dopoguerra), la terza economia del pianeta sembra finalmente pronta a fornire il suo sostegno alla crescita mondiale. A cura di www.fondionline.it