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GI: Inflazione? “Una non invidiabile posizione per il successore di Greenspan”

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Un’onda anomala potrebbe arrivare sui mercati finanziari in giornata: si tratta del rialzo dell’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti, che nel mese di settembre (post Katrina e Rita) è atteso ad un valore pari a +0,9% su base mensile. Per l’inflazione cosiddetta “core” (esclusi cioè i beni energatici e alimentari) le attese sono più basse, e si fermano ad un rialzo dello 0,2%. Un’ondina al confronto. Ma cosa sta succedendo all’inflazione Oltreoceano? Prova a dare una risposta la casa di studi americana Global Insight (GI), che lancia un monito alla Federal Reserve (e al successore di Alan Greenspan che ne prederà il posto agli inizi del 2006): nei prossimi mesi, e nell’anno prossimo, non ci saranno spazi per errori nella gestione della politica monetaria. Questo perché l’inflazione “core”, monitorata dalla Fed, nonostante cresca a ritmi inferiori a quella omnicomprensiva, si è avvicinata al limite cosiddetto “desiderabile” da parte dei banchieri centrali americani, ovvero quello oltre il quale i custodi del dollaro potrebbero decidere che è ora di abbandonare la linea morbida di rialzi dei tassi seguita finora, con le conseguenze che questo potrebbe avere sul lato della produzione. Nel 2005, scendo GI, l’inflazione core dovrebbe attestarsi al 2,5% , valori che dovrebbero essere (fortunatamente) mantenuti anche nel 2006, e che tolgono alla Fed gli spazi di manovra. Il perché di questo rialzo (nel 2004 i prezzi core si erano fermati all’1,8%) è da cercare nei disastri provocati da Katrina, che hanno interrotto il naturale calo dei prezzi delle materie prime che sarebbe arrivato in questo momento della congiuntura, quando l’offerta comincia ad adeguarsi a quella della corposa domanda. Questo processo consente raffreddare i prezzi e accompagna la fase di crescita nel suo momento di maturità. Ma gli uragani di New Orleans hanno dato una scossa ai prezzi energetici che hanno tirato al rialzo l’inflazione, la quale si surriscalderà per tutta la fine dell’anno e anche nel 2006, mettendo la Fed di fronte a scelte difficili. “Una non invidiabile posizione per il successore di Greenspan” commentano da GI. La casa americana prevede per l’inflazione (dato complessivo) un rialzdo del 3,5% nel 2005, e del 2,7% nel 2006, mentre l’inflzione del quarto trimestre, grazie alla fiammata dei prezzi petroliferi, sarà del 5% su base annua.

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