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Ghizzoni alla prova di fuoco del mercato: per gli analisti ancora troppi gli interrogativi aperti

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Il primo passo nell’era post Profumo in Piazza Cordusio è stato compiuto. Federico Ghizzoni è salito sul trono di Unicredit. E il mercato saluta l’arrivo del nuovo amministratore delegato, con un rialzo del titolo dello 0,20% a 1,877 euro, dopo un massimo di 1,878 euro. All’apertura degli scambi l’azione dell’istituto di Piazza Cordusio è subito balzato in cima al listino salvo poi lasciare il podio ai cementieri.


Oltre all’intonazione, che l’attenzione sia alta sul titolo lo provano anche i volumi: sono, infatti, già passati di mano 86 milioni di pezzi rispetto ad una media giornaliera di 325 milioni. Ieri Unicredit aveva chiuso in rialzo dell’1,74% a 1,873 euro. “La nomina del nuovo amministratore delegato elimina l’incertezza sulla leadership di Unicredit, ma restano aperte tutte le domande relative alla governance del nuovo management”, segnalano gli analisti di Mediobanca Securities, confermando il giudizio neutral su Piazza Cordusio con target price a 2,3 euro.

Per gli esperti di Piazza Cuccia i nodi da sciogliere sono infatti ancora molti a cominciare dalla poltrona di direttore generale su cui la corsa è ancora aperta al rebus della strategia. Come segnala anche Luca Comi di Centrosim “il consiglio di amministrazione ha provveduto a risolvere rapidamente il grave vuoto manageriale creatosi con l’improvvisa uscita di Alessandro Profumo”.


“La scelta è caduta su una professionalità formatasi all’interno della banca, con grande esperienza nel commercial banking e con una profonda conoscenza dell’area, dove il gruppo ha concentrato la propria espansione negli ultimi anni (CEE). Il nuovo CEO – prosegue l’esperto che su Unicredit mantiene la raccomandazione sell con target a 1,90 euro – avrà anche il delicato compito di instaurare un dialogo con il nucleo di azionisti italiani, specie in relazione ai progetti di riorganizzazione e razionalizzazione, come per esempio quello di Banca Unica, previsti per la rete domestica. Riteniamo – conclude – che il mercato desse per scontata la soluzione interna, ma esprimerà valutazioni sul nuovo management team solo più avanti”.


Per gli analisti di Equita sim si tratta di una buona notizia in quanto a loro avviso Ghizzoni si concentrerà sul recupero di redditività del gruppo e sulla razionalizzazione della presenza nella CEE, senza grandi sconvolgimenti. “Ghizzoni è una sorta di garanzia della strategia – gli fa eco un esperto di una primaria banca d’affari francese, che preferisce mantenere l’anonomato – . Il vero punto di domanda è vedere cosa farà successivamente da un punto di vista strategico, quale sarà la focalizzazione del business che verrà portata avanti e se attuerà una razionalizzazione della rete”.


“La Central Est Europe pesa per il 22% del risultato operativo e per l’11% del loan book (la quota di crediti) del gruppo – segnala l’analista – . A mio avviso a guidare la banca doveva arrivare qualcuno dal corporate che pesa per il 60%. Ghizzoni nella sua divisione ha fatto molto bene, ma non mi sembra una figura che possa governare un gruppo così complesso come Unicredit, una banca completamente corporate. La mia impressione è che la scelta di Ghizzoni sia una nomina che fa contente le Fondazioni”.