Gestori: auspicabile un rialzo dei tassi della Bce

Inviato da Redazione il Mer, 19/10/2005 - 10:22
Le pressioni inflazioniste, sostenute dal caro petrolio ( il cui prezzo è cresciuto del 50% nel 2005 dopo un rimbalzo del 34% nel 2004), preoccupano seriamente i gestori dei fondi. ' Gli specialisti europei sono ottimisti sulla crescita economica, ma le preoccupazioni per l'inflazione è cresciuta fino al punto che, per la prima volta dal 1999, è stato registrato un saldo netto di gestori che credono che la politica monetaria della BCE sia troppo espansiva ', si legge nel report che presenta l'ultima inchiesta mensile curata dalla banca d'affari Usa in collaborazione con la società di analisi e consulenza Taylor Nelson Sofres. La BCE mantiene i tassi ancorati al 2% dal giugno del 2003, e i money manager sostengono che il livello neutrale per l'attuale congiuntura europea si posizioni al 2,6%.

La differenza tra quelli che credono che i tassi siano destinati a salire e quelli che sostengono l'attuale comportamento della BCE, è pari al 77% del panel interpellato. Negli Stati Uniti le previsioni non hanno subito modifiche sostanziali e, anche se la Federal Reserve ha portato i tassi sui Fed Funds dall'1% al 3,75% in soli 18 mesi, i gestori calcolano che il livello neutrale per l'economia Usa si posizioni al 4,2%. Fino a questo momento, il mercato ha reagito in modo composto alle muove aspettative delineate dai gestori: il rendimento del bund decennale tedesco è passato dal 3,19% al 3,29% (siamo ancora lontani dal 3,8% di febbraio). Nelle ultime due settimane, le Borse Europee hanno reagito con una leggera contrazione alle notizie sulle possibili evoluzioni seguite dalla politica monetaria.

Negli Usa, il dato sull'inflazione ha pesato sulle scelte degli investitori istituzionali. L'indice dei prezzi alla produzione ha fatto registrare il maggior aumento degli ultimi 15 anni (crescendo dell'1,9% a settembre). Il dato ha fatto dimenticare le buone trimestrali presentate da Merrill Lynch e IBM, e gli indici azionari hanno perso qualche posizione. Ricordiamo che oggi saranno diffusi i dati trimestrali di alcune importanti aziende Usa: JP Morgan, Intel, Bank of America, Yahoo e Altria. I grandi indici di Wall Street si mantengono in territorio negativo dall'inizio dell'anno, e a giudicare dai risultati dell'inchiesta mensile i gestori si aspettano che tale trend continuerà anche nei mesi futuri. La differenza tra i gestori pessimisti e quelli guidati da aspettative moderatamente ottimistiche sul futuro di Wall Street è del 52% a favore dei primi. Si tratta del peggior gap in sei anni. Il sentiment negativo per il listino Usa trova giustificazione in una serie di fattori: è l'unica macro- regione che presenta una politica monetaria restrittiva, aspettative non entusiasmanti sul futuro dei profitti aziendali, percezione di sopravvalutazione del mercato azionario domestico.

Le scommesse del mercato per i prossimi dodici mesi:

L'ora del Giappone: il 63% degli intervistati predilige un overweight del mercato nipponico per i prossimi dodici mesi. Il 45% del panel sostiene che il Nikkei è l'indice più interessante tra quelli dei paesi industrializzati.

Crescita della volatilità: Il balzo dell'indice VIX, che misura la volatilità dell'indice Standard and Poor's 500, fino a 15,5 punti, ha spinto i gestori a pensare che si verificherà un incremento della volatilità nei prossimi mesi. Il 67% degli interpellati crede in quest'ultima eventualità.

Avversione al rischio: Il 25% dei gestori riconosce che il proprio orizzonte temporale è più corto di quello abituale. Solo il 30% afferma di applicare strategie che inglobano rischi superiori alla media.

Sopravvalutazione dei bond: la diagnosi non lascia adito a dubbi. Solo il 25% degli intervistati sostiene che i bond sono sottovalutati, mentre il 73% sostiene la tesi opposta. La raccomandazione degli strategist è di disfarsi in tempi rapidi dei bond Usa e giapponesi.

Farmacia e energia: sono i settori più gettonati dai manager. Il 44% è propenso ad un overweight sul primo settore; il 34% propende per un overweight sui titoli del settore energetico. I settori meno attraenti sono : servizi pubblici e consumi discrezionali.

Debolezza del dollaro: il 41% degli interpellati pensa che il dollaro sia destinato a deprezzarsi; il 28% crede in un deprezzamento dell'euro e il 10% in un futuro simile per lo yen. A cura di fondionline.it



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