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Geronzi, Unicredit-Capitalia e il nodo Mediobanca

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Si avvicina l’ora della fusione tra Unicredit e Capitalia. A testimoniarlo i numerosi colloqui, incontri e riunioni incrociate svoltesi ieri a Milano, dove si è recato anche il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi.


Il numero uno della banca romana ha indetto una riunione del patto di sindacato da tenersi subito dopo il consiglio di amministrazione lunedì, per discutere di diversi temi tra cui quelli relativi alla governance. La scelta della data non è casuale, vista la possibilità concreta di accelerazioni nel cammino di avvicinamento tra i due istituti nel corso del fine settimana. La presenza di Cesare Geronzi sotto il Duomo ha avuto tuttavia come ragione principale Mediobanca. Insieme Unicredit e Capitalia assommano una partecipazione di circa 18 punti percentuali nella banca di Piazzetta Cuccia, una soglia che per regole statutarie dovrà essere ridotta. Operazione non semplice a causa degli intricati legami azionari e delle relazioni economico-politiche esistenti tra le società coinvolte.

Proprio per risolvere questi nodi la giornata milanese di Cesare Geronzi è stata caratterizzata da numerosi incontri. Con Salvatore Ligresti, socio e pattista di Mediobanca con il 3,7%, Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit, Michele Carpinelli, avvocato che si è occupato di far entrare il finanziare bretone Bollorè nel salotto di Mediobanca e secondo indiscrezioni lo stesso Alessandro Profumo.
Al di là della necessità di trovare dei compratori per le quote di Mediobanca in eccesso nelle mani di Unicredit e Capitalia, il problema principale è il forte peso che la nuova entità avrebbe nell’istituto di Piazzetta Cuccia, tale da far mettere in dubbio l’indipendenza che ne ha sempre rappresentato il marchio di fabbrica. Una condizione non accettabile da Intesa Sanpaolo, l’altro colosso bancario italiano recentemente nato in quanto Mediobanca è il maggiore azionista privato dell’istituto sebbene per il tramite di Generali. Il presidente Giovanni Bazoli si opporrebbe dunque con tutte le sue forze ma resistenze verrebbero anche dal ponte di comando di Piazzetta Cuccia, quindi da Galateri di Genola, Nagel e Pagliaro.


La soluzione a cui starebbe lavorando Cesare Geronzi prevederebbe, oltre alla discesa di Unicredit-Capitalia in Mediobanca, la costruzione di una dual governance con un consiglio di sorveglianza e un consiglio di amministrazione in grado di garantire chi, come Bollorè, ha rimarcato la necessità di indipendenza per Capitalia per proteggere i delicati equilibri di Piazzetta Cuccia.