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La Germania teme per le sue esportazioni (Fondionline.it) -2-

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Secondo i responsabili dell’IFO, la crisi finanziaria iniziata con le ipoteche ad alto rischio negli Stati Uniti sarebbe la chiave per capire il peggioramento del clima imprenditoriale tedesco, mentre l’influenza dell’andamento del cambio euro/dollaro avrebbe avuto un’influenza meno rilevante. Il supporto principale a quest’analisi viene offerto dalla struttura delle esportazioni tedesche: oltre il 50% è diretto verso altri paesi del Vecchio Continente, e solo il 10% attraversa l’Atlantico per sbarcare sulle coste Usa. Il graduale adeguamento delle imprese domestiche ai nuovi rapporti valutari e il contenimento salariale degli ultimi anni sono altri fattori che contribuisce a scagionare la rivalutazione dell’euro dal ruolo di imputato principale del rallentamento tedesco.
Se questa è la view dell’IFO, non la pensano allo stesso modo gli analisti dell’Istituto Tedesco di Ricerche Economiche. Secondo questo Istituto, le probabilità che si assista ad un ulteriore accelerazione della svalutazione del biglietto verde sono molto elevate, in particolare se si tiene in debita considerazione l’enorme squilibrio accumulato dalla bilancia dei pagamenti statunitense. Nonostante la maggior parte di questo deficit sia imputabile al commercio con l’Asia, il peso della correzione ricade in questa fase sul cambio con l’euro, risparmiando le divise di Giappone e Cina (che si mantengono ancora deboli). In quanto alle conseguenze della forza della moneta europea, gli analisti dell’Istituto tedesco di ricerche economiche sono meno ottimisti dei colleghi dell’IFO. E’ vero che le esportazioni tedesche permangono per larga parte all’interno delle frontiere dell’area euro, ma il continuo rafforzamento della divisa europea indebolirebbe le posizioni detenute dalla Germania sui mercati internazionali, a tutto vantaggio del più importante competitor: gli Stati Uniti. Con un cambio perennemente superiore a 1,40, un’azienda europea del calibro di Airbus non può competere sui mercati internazionali con la statunitense Boeing. A cura di www.fondionline.it