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Germania: pronti 60 miliardi di euro per la crescita, ma è davvero la fine dell’austerity?

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Ormai da tempo, la Germania viene indicata come la principale responsabile delle politiche di austerity che secondo molti osservatori stanno sensibilmente rallentando l’economia del Vecchio Continente. Politiche che, privilegiando l’export tedesco, hanno portato letteralmente a fondo l’economia di Paesi come Grecia, Portogallo, Spagna e Italia.
 

Nelle ultime settimane a sostenere con grande forza questa tesi sono soprattutto il Fondo Monetario Internazionale e il Tesoro statunitense, con John Kerry che si è spinto ad affermare che proprio la dipendenza tedesca dall’export e l’anemia che caratterizza la domanda interna hanno fatto da ostacolo alla ripresa in un momento in cui agli altri partner europei era stato chiesto un contributo alla correzione di rotta frenando la domanda interna, con la pratica compressione delle importazioni.
 
Anche la Commissione europea, del resto, nel corso degli ultimi giorni ha aggiunto la sua voce alla raffica di accuse che indicano in Berlino la vera mente delle politiche che ora vengono giudicate precipitose, troppo dure e in larga misura ingiustificate. Ma a Berlino qualcosa sta cambiando. Secondo quanto trapelato dalla stampa tedesca, la Cdu di Angela Merkel e la Spd stanno discutendo per arrivare ad un patto di governo che prevede spese a sostegno dell’economia per 60 miliardi di euro.

Una cifra imponente che verrebbe dedicata soprattutto alla pubblica istruzione (18 miliardi di euro), alle pensioni di solidarietà (15 miliardi), alle pensioni minime garantite alle madri sole (10 miliardi), agli assegni familiari (7,5 miliardi) e alle infrastrutture (7,5 miliardi). Un patto di politica interna che non sembra però il preludio ad un allentamento dell’austerity a livello europeo.

Alle accuse provenienti da più parti, Berlino ha risposto tramite il ministero del Tesoro, il quale ha ricordato il grande livello di competitività dell’economia teutonica, i livelli record degli occupati e l’attivo della bilancia commerciale. Se questa è la posizione ufficiale, va però messo in rilievo come anche in Germania ci si interroghi su quanto avvenuto nel corso degli ultimi anni e sugli effetti che una conferma delle politiche di austerity potrebbero avere sulla costruzione dell’Europa.
 
A favorire l’apertura di una discussione in tal senso è stato anche il risultato delle elezioni politiche dello scorso 22 settembre. Se in un primo momento sembrava difficile un ripudio della linea che era stata in fondo premiata dai tedeschi, in molti avevano comunque avanzato l’ipotesi di un ammorbidimento in tal senso, derivante dalla necessità di imbarcare nel Governo i socialdemocratici della Spd.