Germania in recessione? Un rischio concreto

Inviato da Alessandro Piu il Ven, 10/10/2014 - 17:59



Nelle ultime settimane i mercati azionari hanno segnato pesanti ribassi in un contesto di aumentata incertezza geopolitica ed economica
. La diffusione del virus Ebola, l'avanzata dell'Isis fino ai confini con la Turchia, le tensioni con la Russia e le difficoltà economiche che sembrano interessare ora anche la Germania sono tutti temi importanti che insieme contribuiscono al deterioramento dello scenario. Tuttavia, secondo Michael Hewson, chief market analyst di CMC Markets UK "sono stati i deludenti dati macroeconomici dalla Germania e il disaccordo tra il governatore della Bce Mario Draghi e il ministro dell'Economia tedesco Schauble i principali driver della discesa". In particolare il numero uno di Francoforte chiede alla Germania di spendere ma dal fronte tedesco le posizioni rimangono fredde. "La Germania prima vuole vedere Paesi come la Francia e l'Italia fare passi avanti sul cammino delle riforme. In questo momento assistiamo una posizione di vero stallo e penso che gli investitori stiano realizzando che un vero e proprio Quantitative easing è ancora molto lontano". 

La Germania rimane fredda ma la sua economia rallenta sensibilmente tanto da spingere alcuni analisti a ipotizzare uno scenario di recessione. Una possibilità che Hewson stesso non esclude: "E' uno scenario molto plausibile se guardiamo ai dati macroeconomi diffusi recentemente a cui si aggiungono le sanzioni adottate dall'Unione europea. Se pensiamo che queste sanzioni non hanno ancora fatto sentire tutti i loro effetti è probabile che ci sia una nuova recessione in Germania". 

I mercati se ne sono accorti e hanno spinto il Dax sotto quota 8.900 punti, un supporto molto importante. Tecnicamente il Dax potrebbe scivolare fino a quota 8.000 punti. Secondo Hewson il mancato recupero degli 8.900 punti in chiusura di settimana favorirà questo scenario: "Se pensiamo a dove il Dax si trovava nel 2009, a 5.000 punti, e al recupero effettuato da quei livelli con un valore quasi raddoppiato sui massimi di questa estate, vederlo a quota 8.000 non appare esagerato". 

Anche il sostegno che veniva dalla svalutazione della valuta unica nei confronti del dollaro sembra essere venuto meno dopo le preoccupazioni espresse dalla Federal Reserve sul biglietto verde troppo forte: "Ritengo possibile un rimbalzo dell'euro/dollaro fino a 1,30 visto che è una questione tra due banche centrali e di solito a vincere è la Fed. Penso però che dipenda molto da quanto spazio sarà dato alla Bce per agire. Bisogna anche tenere conto della significativa uscita di capitali dall'azionario della zona euro che si è registrata da parte di fondi hedge americani nel corso di questa settimana". Su un orizzonte più ampio lo scenario vede sfavorito l'euro ma "fino a che il supporto a 1,2480 terrà le posizioni la possibilità di un ritorno verso 1,30 non è da escludere". 
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