La Germania farà di tutto per salvare l'euro, ma per Pissarides se crolla la Spagna è difficile

Inviato da Micaela Osella il Mer, 12/01/2011 - 14:16

"Appoggiamo l'euro e faremo tutto ciò che bisogna fare per appoggiarlo, il resto si vedrà". Sembra avere le idee chiare la cancelliera tedesca, Angela Merkel nel giorno in cui la moneta unica ha affrontato un esame decisivo con l'asta del Portogallo, mentre sono tornate a intensificarsi le richieste per un aumento del fondo salva-stati Ue-Fmi. Nel corso della conferenza stampa congiunta con il premier Silvio Berlusconi a Berlino, rispondendo a una domanda sulla crisi che ha colpito Lisbona, la Merkel ha annunciato che "passo dopo passo, il nostro compito è quello di aiutare i Paesi in emergenza. Ci devono essere bilanciamento, solidarietà e controllo della crescita in Europa" che sono "la faccia della stessa medaglia. Possiamo farcela perché vogliamo farcela, nessun collega europeo pensa che con questa determinazione non possiamo farcela". Il messaggio lanciato al Portogallo è chiaro.

Ma la strada che Ue e Fmi decideranno di imboccare per salvare la periferia d'Europa, Spagna in primis se dovesse tendere il cappello, resta un punto interrogativo. Tra gli addetti ai lavori, c'è molta attesa per la riunione dell'Ecofin in agenda per lunedì prossimo dove potrebbe essere presa in esame l'ipotesi di un aumento o diverso utilizzo del fondo Efsf. Ma non è escluso che possa balenare qualche novità già in giornata dato che la cancelliera tedesca vedrà oggi a Berlino il direttore del Fondo monetario internazionale (Fmi), Dominique Strauss-Khan.
 
Intanto dalle colonne del Financial Times il commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, è tornato ad invocare la necessità di ampliare la dotazione dell'Efsf. Per il guardiano dei conti pubblici europei è il momento di rivedere tutte le opzioni per quel che riguarda la taglia e il campo d'azione dei nostri meccanismi di protezione, non solo per quelli attuali, ma anche per il meccanismo di stabilità permanente, al cui funzionamento si sta lavorando da tempo e che dovrebbe entrare in vigore a metà del 2013. E che i governi dei 17 Paesi dell'Eurozona sarebbero pronti ad aumentare la cifra del fondo salva-stati ed a diminuire i tassi applicati per il prestito concesso all'Irlanda nelle settimane scorse, lo segnala anche il quotidiano tedesco Die Welt, citando fonti diplomatiche a Bruxelles.
 
Secondo quanto ricostruito dal giornale la cifra a disposizione del fondo verrebbe aumentata di circa 250 miliardi di euro, sia alzando le garanzie dei prestiti attualmente di 440 miliardi sia apportando alcune modifiche tecniche all'Efsf. "Bisogna mandare ai mercati un segnale politico credibile di determinazione", ha detto un diplomatico al quotidiano tedesco, proprio perché si teme che il prossimo Paese a dover essere salvato sia il Portogallo. Negli ultimi giorni - con l'acuirsi della crisi dei debiti sovrani che mette a rischio Paesi come Portogallo, Spagna e Belgio - si erano nuovamente intensificati i rumors secondo cui la Ue starebbe lavorando ad un aumento delle risorse dell'attuale Fondo salva-Stati. Un rafforzamento fortemente richiesto negli ultimi mesi dall'Fmi e dalla Bce, ma che finora ha incontrato alcune resistenze, soprattutto da parte della Germania.
 
Per gli analisti ad oggi non ci sono dubbi sul fatto che il Portogallo sarà costretto prima o poi a chiedere un salvataggio alla comunità internazionale come hanno fatto Grecia e Irlanda perché i costi per finanziarsi sui mercati continueranno a salire e la situazione diventerà insostenibile per Lisbona. Le preoccupazioni si spostano su Madrid, dove potrebbe entrare in scena la morte dell'euro. "L'Unione europea non ha i mezzi per salvare la Spagna da un eventuale fallimento e questo potrebbe causare la fine dell'euro". Lo ha detto a chiare lettere il Premio Nobel all'economia, Christopher Pissarides. Un default della Spagna potrebbe avere conseguenze molto serie, ha avvertito l'economista e professore della London School of Economics durante un convegno a Pechino.
 
"Potremmo assistere alla fine dell'euro come moneta unica. Se la Spagna crolla, come è avvenuto con la Grecia, non penso che l'Ue abbia le risorse per salvarla", ha spiegato Pissarides, sottolineando che i costi di un salvataggio sarebbero così onerosi che i Paesi più forti, in particolare la Germania, non avrebbero nè la capacità nè la volontà di accantonare i fondi necessari per l'operazione. Da Berlino però oggi sono arrivati i primi segnali di apertura.
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