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Germania evita la recessione nel III trimestre, ma il rallentamento è evidente

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La Germania ha evitato di cadere in recessione nel terzo trimestre, mostrando una crescita del Pil dello 0,1% rispetto al periodo precedente. Tuttavia è evidente il rallentamento in corso della locomotiva d’Europa. E anche l’economia della Francia, sebbene abbia fatto meglio del previsto, non gode di buona salute. 
Germania, il suo circolo virtuoso è finito 
Il Prodotto interno lordo (Pil) della Germania ha evidenziato una espansione dello 0,1% nel terzo trimestre, secondo i dati preliminari, in linea con le attese degli analisti. L’aumento ha permesso alla prima economia europea di schivare per un pelo la recessione. Nel trimestre precedente infatti il Pil tedesco era sceso dello 0,1% e un nuovo calo nel periodo luglio-settembre avrebbe significato una recessione tecnica (due trimestri consecutivi di rallentamento). Guardando nel dettaglio, a sostenere la crescita è stato l’aumento dei consumi privati e delle esportazioni, mentre gli investimenti sono diminuiti rispetto al periodo precedente. 
Tuttavia è evidente il rallentamento in corso della locomotiva d’Europa. “Alle 11.00 verrà pubblicato il Pil dell’Eurozona ed è alta la probabilità che i dati tedeschi di oggi segnino la prima volta che l’economia tedesca ha sottoperformato il resto della zona euro per due trimestri consecutivi dai tempi più bui della crisi alla fine del 2008 e l’inizio del 2009 – commenta a caldo Carsten Brzeski, analista di Ing – Un quadro ancora peggiore emerge se si considera che all’inizio del 2013 l’economia tedesca è cresciuta in media del 0,2% su base trimestrale ogni singolo trimestre, rendendo la Germania la centrale elettrica della zona euro, un re con un occhio solo nella terra dei ciechi”. 
Ma perché questo rallentamento? Secondo l’esperto di Ing è il risultato di fattori a breve termine e sviluppi di lungo termine, oltre che elementi non ricorrenti. “Problemi diversi in diversi importanti paesi partner commerciali come la Cina, la Francia e l’Italia in combinazione con l’incertezza derivante dalla crisi ucraina in corso sono i fattori più evidenti che stanno dietro i problemi di crescita attuali della Germania – spiega Brzeski – Ma c’è di più. Il circolo virtuoso della Germania sta volgendo al termine”. Sebbene i bassi prezzi dell’energia e l’euro debole continueranno a favorire la crescita in Germania nel breve termine, “la tendenza degli ultimi trimestre segnala che l’economia tedesca dovrà dare un nuovo impulso di riforme, prima piuttosto che poi”. 
Francia, meglio del previsto ma l’outlook è debole
La Francia ha registrato nel terzo trimestre una crescita dello 0,3% rispetto al periodo precedente,  secondo la stima preliminare dell’Insee. Una cifra  migliore del previsto ma che, secondo gli analisti, non deve scatenare facili entusiasmi, vista la mancanza di una ripresa degli investimenti e dell’occupazione. Lo stesso ministro delle Finanze, Michel Sapin, non ha festeggiato, affermando che i dati preliminari sul Pil “rafforzano lo scenario del governo che si attende una crescita annuale dello 0,4% nel 2014” ma ha anche avvertito che “l’attività ha mostrato dei segnali di ripresa, ma resta ancora troppo debole per assicurare la creazione di nuovi posti di lavoro in Francia”.
“E’ improbabile che la crescita della Francia quest’anno sia molto più alta di quella del 2013 – ha affermato Julien Manceeaux, analista di Ing – e se le recenti riforme non dovessero migliorare abbastanza rapidamente il potere d’acquisto delle famiglie (attraverso tagli fiscali) e la competitività delle imprese nel 2015, non ci potrà essere alcuna ripresa”.