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Germania, elezioni federali: vittoria amara per Angela Merkel, boom AfD gela l’euro

La moneta unica sconta il successo del movimento populista di estrema destra Alternative fur Deutschland, che si aggiudica ben il 13% dei voti, pagando anche il rischio ingovernabilità.

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Euro sotto pressione, dopo che i primi risultati delle elezioni federali della Germania confermano la vittoria di Angela Merkel, ma anche il successo del movimento populista di estrema destra Alternative fur Deutschland, che si aggiudica ben il 13% dei voti.

Il rapporto euro-dollaro è stato colpito dalle vendite durante le contrattazioni asiatiche, in concomitanza con la diffusione dei risultati dei primi exit poll. Exit poll che certificano che Merkel si è aggiudicata il quarto mandato per governare il paese, ma che mettono in evidenza, anche, come la sua vittoria sia stata piuttosto amara, vista l’erosione dei voti per il partito dei cristiano-democratici.

La moneta unica sconta anche i timori per il rischio ingovernabilità a cui il paese fa fronte.

L’euro ha perso fino a $1,1906, per poi ridurre le perdite a $1,1930, ben lontano dal record degli ultimi due anni e mezzo testati lo scorso 8 settembre, quando la Bce di Mario Draghi ha dato ragione ai bullish sulla moneta unica, annunciando l’intenzione di diffondere i dettagli sul piano di Quantitative easing nella successiva riunione di ottobre. (la notizia è stata interpretata come l’arrivo imminente del tapering del QE).

Azionario asiatico in ribasso, stando al trend dell’MSCI Asia-Pacific escluso il Giappone.

Dagli exit poll emerge che l’alleanza dei centristi guidata dai cristiano-democratici di Merkel si è aggiudicata il 32,9% dei voti, 12 punti in avanti rispetto ai principali rivali socialdemocratici, che hanno ricevuto il 20,5% dei voti.

Boom per il partito di estrema destra Alternative fur Deutschland, che si è assicurato il 12,6%.

Il calo dei consensi per i partiti tradizionali è notevole: l’alleanza centrista di Merkel CDU-CSU ha perso l’8,6% dei voti rispetto alle precedenti elezioni federali; il partito socialdemocratico ha fatto -4,9%, mentre con il suo 13%, l’AfD è cresciuto dell’8,3%.

Riguardo ai risultati degli altri partiti, diffusi dall’istituto di sondaggi ZDF, netto recupero per i liberali dell’FpD che, con il 10,4%, tornano in Parlamento e vedono il loro risultato migliorato del 5,6%; i Verdi conquistano il 9% dei voti, un esito quasi invariato rispetto all’ultima volta che i tedeschi si sono recati alle urne (+0,6%), così come anche il Linke prende il 9% dei voti (+0,4%).

Al momento il Parlamento tedesco risulterebbe particolarmente frammentato: i centristi del CDU-CSU si aggudicherebbero 238 seggi, i socialdemocratici 148 seggni, l’AfD 95, i liberali 78, i Linke 66, i Verdi 65.

In una nota, la divisione responsabile degli investimenti, Chief Investment Office WM di UBS, ha commentato la situazione politica che si è venuta a creare in Germania affermando che “Merkel tenterà di convincere i socialdemocratici a continuare insieme con la Grande Coalizione, e dunque un ritorno al governo dell’SPD non può essere escluso”.

Anche perchè la coalizione Giamaica (CDU-CSU-liberali di FDP e Verdi) richiederebbe trattative che potrebbero durare tre-sei mesi. Detto questo, l’outlook non è in ogni caso dei migliori:

“La nostra migliore previsione è la formazione di un nuovo governo nel primo trimestre del 2018”, si legge nella nota. Su come reagirebbero i mercati: crediamo che avere i liberali FDP nel governo darebbe un lieve sostegno all’euro, provocando un allargamento moderato degli spread periferici”.

Sicuramente la Germania targata Angela Merkel esce indebolita da queste ultime elezioni: ma il colpo non è solo per la cancelliera tedesca e per la Germania considerata roccaforte dei partiti tradizionali. E’ anche per il progetto europeo, e per l’intera Unione europea, per non parlare dell’Eurozona.